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I libri sono i maestri

· ​Filosofia e significato della vita ·

I libri sono i maestri dichiara Evandro Agazzi, professore presso la Universidad Panamericana e presidente dell'International Academy of Philosphy of Science, nell'intervista ad Alessandro Gamba (uscita sull'ultimo numeero di "Vita e Pensiero"). Credo che per l’essere umano - afferma Agazzi - la figura del maestro sia molto importante. E questo vale non solo per il singolo, ma anche su larga scala: ogni cultura possiede una tradizione, nella quale appaiono uno o più maestri che l’hanno ispirata.

Del resto, ciascuno di noi è tanto più fortunato quanto più nella sua esistenza ha avuto qualche punto di riferimento come maestro: talvolta uno dei genitori, o un altro parente, altre volte qualcuno che ha esercitato una particolare attrattiva dal punto di vista della formazione personale o professionale, e via discorrendo. Perciò auguro a ciascuno di poter incontrare maestri sulla propria strada. Allo stesso tempo dico che, bene o male, ciascuno dovrebbe riuscire a divenire a sua volta maestro. Perché solo attraverso questa forma di trasmissione e testimonianza personale si costruisce qualcosa di significativo. Per quanto mi riguarda, riconosco un maestro nelle discipline filosofiche, Gustavo Bontadini, e uno nelle discipline scientifiche, Carlo Felice Manara, ambedue incontrati in Università Cattolica. Da loro ho appreso soprattutto un certo stile intellettuale, un certo modo di problematizzare, un certo nucleo di temi centrali da affrontare continuamente. Nella vita professionale, e in modo particolare in quella accademica, il ruolo del maestro - prosegue Agazzi - è anche quello di sostenerci, di aiutarci a «farci strada» e, da questo punto di vista, ricordo come maestro Ludovico Geymonat che ha sostenuto la mia carriera. Quando lo conobbi, avevo già terminato la mia formazione, avevo già pubblicato la mia opera prima, quella che mi aveva posto in luce sulla scena della filosofia italiana (Introduzione ai problemi dell’assiomatica, edita da «Vita e Pensiero») e, incontrandolo occasionalmente in un congresso, gliene feci rispettoso omaggio. Egli l’apprezzò subito e m’invitò a far parte di un gruppo di studio del Cnr sulla logica matematica da lui diretto: ne nacque una relazione di sincera reciproca amicizia, ed egli mi appoggiò in modo determinante nella mia carriera accademica, pur essendo la mia un’afferenza culturale e ideologica ben diversa dalla sua. Diverso fu il caso di Vittorio Mathieu, pensatore profondo e originale che volli incontrare dopo aver letto il suo volume sull’oggettività nella filosofia e nella scienza, in un momento in cui stavo maturando il nucleo di quella concezione dell’oggettività scientifica che ho poi sviluppato durante il resto dei miei anni e che aveva significative affinità con le tesi da lui sostenute in quel saggio. Anche in questo caso - rileva il professore - scaturì da quell’incontro occasionale un rapporto di reciproca stima e amicizia, basato questa volta anche su una comunità di idee e posizioni filosofiche, e Mathieu è stato accanto a Geymonat nei momenti in cui entrambi hanno favorito il mio cammino accademico. Con diversi altri importanti pensatori sono venuto in contatto durante la mia vita accademica, ma ritengo che i miei veri e propri maestri si possano ridurre a queste quattro figure.

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18 agosto 2019

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