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I libri del riscatto

Quotidianità e tensioni femminili nei Paesi islamici

La donna musulmana prepara il suo riscatto grazie alla narrativa, ai tanti libri e romanzi di donne di tradizione islamica che vivono in Europa o negli Stati Uniti. Esse sono probabilmente più libere di altre di raccontare le proprie legittime aspirazioni di libertà.

Ancor più indicativi per i risvolti sociali e per il tentativo di riscatto sono però i romanzi tradotti direttamente dalle lingue orientali, di autrici che vivono ancora nel Paese di origine, riflettendo sul loro ambiente e la loro vita. Leggere questi libri significa — e ha significato per me, sacerdote a Istanbul — immergersi nella loro realtà quotidiana. La stessa lentezza della scrittura appare il riflesso di una società immutabile nei codici comportamentali e nella mentalità.

In questi volumi si intravedono segni di vero cambiamento. Un indizio è proprio il fatto che la letteratura non è più esclusivo appannaggio dell’uomo letterato. Leggere questi scritti immaginando le autrici che, quando sono fuori di casa, portano il velo è quanto mai suggestivo. I tre romanzi che mi hanno accompagnato recentemente (uno consigliatomi da una musulmana che vive per il dialogo interreligioso) mi hanno permesso di capire il coraggio di queste donne dalle parole forti e chiare.

Celebre nel mondo arabo, Le ragazze di Riad , opera di Alsanea Rajaa residente nel Regno Saudita, racconta la vita di quattro amiche appartenenti alla buona società araba. Le mail che si scambiano, artifizio stilistico per descrivere le loro emozioni, sono intrise di spirito critico per la mentalità di un Paese che le discrimina. Ma il romanzo è anche un invito a sviluppare la creatività femminile in un contesto socialmente immobilista. Il testo offre molti spunti per comprendere il confronto inevitabile fra una società tradizionale e la modernità e manda un chiaro messaggio: la donna musulmana possiede le capacità per trasformare il costume e la realtà. Nel romanzo scritto in lingua persiana dell’iraniana Nahid Tabatabai, A quarant’anni ci si muove fra passato e futuro , si narra del ritorno in Iran di un vecchio compatriota che ha avuto successo in Occidente. L’età della protagonista Nahid, direttrice di una casa editrice e scrittrice, corrisponde all’anniversario della rivoluzione iraniana. Che alluda a un ritorno della speranza che ha animato la rivoluzione?

Un’altra voce femminile giunge dallo Yemen. In Ocra rossa , Hind Haytham, scrittrice e ricercatrice presso lo Yemeni Center for Studies and Researches, narra la vicenda di un giovane sottratto a sua madre e alla sua terra. Il desiderio di ritornare al profumo dell’ocra, cioè al passato fonte di sicurezza, è irrimediabilmente rovinato dalla rabbia e dalla vendetta.

In questi libri appare chiaro che sotto il velo ci sono le potenzialità delle donne orientali, più vive di quanto ci si immagini. Si svela una mentalità, un codice di cui le autrici denunciano tutta la pesantezza. Si alza il sipario su una vita drammatica. La donna nascosta dal velo non allontana, come si è tentati di pensare, ma incoraggia semmai al confronto sulla condizione femminile, assurge a icona di lotta per la sua dignità ed è consapevole del suo insostituibile ruolo sociale.

La diffusione di questa letteratura in Europa è un’utile occasione di scambio fra oriente e occidente e fra donne che vivono in contesti sociali e culturali così diversi. Tutte le traduzioni di queste autrici musulmane, nei casi presentati, sono opera di donne (e in un caso anche l’editrice) segno incontestabile, questo, di una vicinanza alla stessa causa. All’intenzione di aiutare la donna musulmana perché “velata”, e di compiangerla, si sostituisce oggi un nuovo rispetto per le donne islamiche che scendono in piazza e rivendicano con forza le loro legittime aspirazioni. Non aver paura di confrontarsi con la loro esistenza nella lotta è segno di maturità e di voglia di superare le differenze culturali.

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16 dicembre 2019

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