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I giovani priorità per la Spagna

· L’arcivescovo di Madrid confermato presidente dell’episcopato iberico ·

Il cardinale arcivescovo di Madrid, Antonio María Rouco Varela, è stato confermato alla guida dell’episcopato iberico per il prossimo triennio. L’elezione è avvenuta questa mattina nel corso dei lavori della 97ª assemblea plenaria della Conferenza episcopale spagnola, che ha anche scelto come vice presidente l’arcivescovo di Valladolid, Ricardo Blázquez Pérez.

I giovani e la loro evangelizzazione — ha detto il porporato durante la sua prima conferenza stampa — rappresentano la priorità dell’azione pastorale della Chiesa in Spagna. Mentre l’enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI, con la sua lucida analisi della situazione mondiale e del rapporto con la crisi economica costituisce, segna la «rotta» del cammino della missione ecclesiale. Quanto al rapporto con il Governo spagnolo, il porporato ha distinto il livello istituzionale dalle conseguenze che una certa legislazione ha nella vita delle persone e della società. A livello istituzionale — ha sottolineato — tali rapporti sono sempre stati, e tali sono anche oggi, «corretti, cordiali e cooperanti».

Il tema dell’educazione cristiana dei giovani, e in particolare dell’opportunità offerta dalla Giornata mondiale della gioventù che si terrà proprio a Madrid nell’agosto prossimo, è stato anche al centro dell’intervento con cui il cardinale Rouco Varela ha inaugurato lunedì i lavori della plenaria, che proseguiranno fino a venerdì 4. L’incontro mondiale di Madrid — ha detto — è uno «strumento provvidenziale al servizio dell’impegno missionario della Chiesa nell’evangelizzazione dei giovani».

Per il porporato, «la lungimiranza apostolica di Giovanni Paolo II, illuminata dal suo grande amore per Cristo e i giovani, è stato il mezzo del quale si è avvalsa la Provvidenza divina per porre nelle mani della Chiesa questo nuovo sistema di evangelizzazione, tanto adatto alle giovani generazioni degli ultimi decenni del XX secolo e degli inizi del XXI». Dopo un excursus sui giovani e i loro sogni e ideali degli ultimi decenni, come pure sul ruolo sempre più pervasivo di internet, soprattutto tra i ragazzi, il porporato ha evidenziato come bisogna «centrare la missione giovanile nell’annuncio completo di Gesù». Anche perché, «dopo duemila anni di evangelizzazione la Chiesa s’incontra con il fatto che Gesù Cristo continua a essere molto poco conosciuto e molto poco amato. Alcuni, nei Paesi di vecchia cristianizzazione, seguendo certi movimenti di apostasia implicita o esplicita, si sono allontanati dalla fede. Molti altri, nei Paesi di tradizione cristiana più nuova o addirittura appena esistente, mai hanno conosciuto Gesù Cristo neppure in modo elementare». Di qui la necessità di una nuova evangelizzazione per far conoscere Cristo, anche se si tratta di «un’offerta controcorrente». Eppure è la proposta che i giovani «stanno aspettando, lo sappiano o meno».

Il cardinale ha poi fatto riferimento a due temi «di vitale importanza per la gioventù di oggi», che verranno trattati nella plenaria dei vescovi spagnoli: «la necessaria collaborazione tra la famiglia, la parrocchia e la scuola in ordine all'educazione nella fede di bambini e giovani e la questione della verità dell'amore umano, come elemento chiave della maturazione dei giovani come persone». Per il porporato, è sempre più chiaro che «il futuro delle nuove generazioni dipende decisamente dalle famiglie cristiane». Allo stesso tempo, «l'esperienza mostra anche chiaramente che la missione della scuola risulta seriamente paralizzata e anche impossibilitata quando non conta sulla collaborazione dei genitori e di una vita familiare conforme alla legge naturale e divina». E lo Stato, ha sottolineato, «non può sostituire, e neanche supplire, il ruolo proprio di queste due istituzioni fondamentali per lo sviluppo della persona». Per questo, ha ribadito la necessità di una sinergia tra famiglia, scuola e parrocchia.

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20 agosto 2019

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