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I giovani a Panamá
accolgono Papa Francesco

· Con la messa celebrata nel pomeriggio del 22 gennaio si è aperta la Gmg ·

«Sono in partenza per la Giornata Mondiale della Gioventù a Panamá. Vi chiedo di pregare per questo evento molto bello e importante nel cammino della Chiesa»: è il tweet lanciato da Papa Francesco mercoledì mattina, 23 gennaio, prima del decollo del volo papale. Nel paese centroamericano lo attende la moltitudine di giovani provenienti da 193 paesi che martedì pomeriggio ha partecipato alla messa inaugurale della Gmg, celebrata nel campo Santa María la Antigua dall’arcivescovo di Panamá, monsignor Ulloa Mendieta, alla presenza del presidente della Repubblica.

Durante il volo verso Panamá, il Pontefice ha come di consueto salutato i giornalisti a bordo, ringraziandoli per il lavoro che li attende. In particolare — secondo quanto riporta il direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione Andrea Tornielli — ha aggiunto con emozione: «Oggi è il primo volo nel quale manca un vostro collega a cui volevo tanto bene, Alexei Bukalov, della Tass. Era un uomo di un grande umanesimo. Un umanesimo che non ha paura dell’umano fino al più basso, e del Divino fino al più alto. Un uomo capace di fare le sintesi in stile dostoevskiano». Il Pontefice ha quindi chiesto di osservare un momento di silenzio in memoria del corrispondente dell’agenzia di stampa russa e ha concluso con la preghiera del Padre Nostro. I presenti hanno salutato l’omaggio del Pontefice al loro collega con un applauso.

Tra gli altri temi toccati nelle conversazioni con i giornalisti, quello dei prossimi viaggi internazionali, a proposito dei quali il Papa ha parlato del suo desiderio di visitare il Giappone e l’Iraq. In proposito, il direttore “ad interim” della Sala stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, ha reso noto che il viaggio in Giappone «è in fase di studio: come il Santo Padre ha già detto in altre occasioni, il suo desiderio di recarsi in questo paese è grande». Riguardo all’Iraq, come già affermato anche dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, di ritorno dalla sua visita dello scorso dicembre nello stato mediorientale, «non ci sono al momento le condizioni per una visita del Santo Padre».

Davanti a un disegno che rappresenta il ragazzo morto in mare mentre cercava un futuro diverso e portava cucita sui vestiti la propria pagella, il Papa ha assicurato di voler conservare l’immagine perché, ha spiegato, «ne voglio parlare al viaggio di ritorno». Quindi, sempre in tema di immigrazioni, ha affermato che «è la paura che ci rende pazzi», invitando a leggere su «L’Osservatore Romano» l’editoriale dedicato ai “muri della paura”.

E a conferma di come questo argomento sia sempre nel suo cuore, prima di partire Francesco aveva offerto la colazione a un gruppo di giovani profughi venuti ad augurargli buon viaggio a Santa Marta. Accompagnati dal capo ufficio dell’Elemosineria apostolica, monsignor Diego Ravelli, e da alcuni responsabili del Centro Astalli, la sede italiana del Servizio dei gesuiti per i rifugiati (Jrs), otto ragazze e ragazzi di età compresa tra i 13 e i 17 anni si sono presentati in Vaticano con le loro storie di dolore e sofferenza, ma anche di riscatto. Ospiti del centro Padre Arrupe, sulla via Salaria, frequentano le scuole medie e superiori di Roma; altri stanno facendo le prime esperienze lavorative e formative nella ristorazione e nell’industria meccanica. Sono egiziani, salvadoregni e tagiki; qualcuno è di religione musulmana. Il Papa li ha ascoltati e ha posato con loro per foto ricordo da inviare nei paesi di origine.

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