Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

I giovani
e la confessione

· A colloquio con il reggente della Penitenzieria apostolica ·

Quando si parla di giovani la riflessione è spesso concentrata su alcuni aspetti che riguardano la loro vita all’interno della Chiesa e della società contemporanea. Serve però anche prendere in considerazione quanto avviene nel loro mondo più intimo, quello che coinvolge direttamente il rapporto con Dio. Prende le mosse da questa premessa il convegno organizzato dalla Penitenzieria apostolica sul tema: «Confessione, giovani, fede e discernimento vocazionale», che si svolge a Roma il 26 e il 27 aprile. Ne parla in questa intervista all’Osservatore Romano, il reggente del dicastero, monsignor Krzysztof Nykiel.

Perché un convegno sui giovani?

Papa Francesco, quando ha scelto il tema per la prossima assemblea generale del Sinodo dei vescovi, ha espresso l’auspicio che la Chiesa mostri con rinnovato vigore la sua sollecitudine nei confronti dei giovani. Accogliendo l’invito del Pontefice, la Penitenzieria apostolica desidera fornire il proprio contributo alla riflessione ecclesiale, richiamando il ruolo centrale del sacramento della riconciliazione nello sviluppo della fede e nel discernimento spirituale dei giovani cristiani.

Quali temi saranno trattati?

Alcuni relatori proveranno a delineare il contesto socio-culturale entro cui vive oggi la fede un giovane cristiano: a quali tentazioni è chiamato a resistere; quali difficoltà affrontare, sul piano spirituale ma spesso anche su quello materiale; quali sfide comporta accogliere nella propria vita Gesù e annunciarlo al mondo. Altri interventi tenteranno di proporre, su un piano pastorale, spunti e indicazioni utili perché la Chiesa trovi forme di comunicazione credibili per parlare di Gesù oggi. Particolarmente importante ci è sembrato, al riguardo, lasciare la parola a due testimoni che hanno vissuto in prima persona un’esperienza forte di Dio e che ripercorreranno il loro cammino di conversione e di vita cristiana mettendo in luce in particolare l’importanza del sacramento della riconciliazione.

Dunque il sacramento della riconciliazione ha un ruolo decisivo nella vita spirituale e nel processo di discernimento dei giovani?

Certamente. Un giovane che è mosso dallo Spirito e si accosta al confessionale, riconosce anzitutto di non bastare a se stesso e domanda di conseguenza l’aiuto della grazia di Cristo per cancellare il proprio peccato e sostenerlo nel futuro. Inoltre si esercita sempre più nell’esame di coscienza, che gli serve per aprirsi alla verità e a un rapporto profondo con Dio. Sappiamo bene quanto una pratica assidua dell’esame di coscienza sia fondamentale per far maturare la consapevolezza di se stessi e sia perciò indispensabile per un corretto discernimento e per avvertire il disegno di Dio sulla propria vita.

Quali atteggiamenti deve avere un confessore quando un giovane si accosta al confessionale?

Il Pontefice ha indicato ripetutamente nel suo magistero le qualità di un buon confessore. Penso ad esempio alle indicazioni contenute nella lettera apostolica Misericordia et misera e alle parole pronunciate lo scorso 6 marzo nell’udienza alla Penitenzieria apostolica, incentrate sulle attenzioni da avere nell’ascolto delle confessioni dei giovani.

di Nicola Gori

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

17 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE