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I giovani chiedono
ascolto e dialogo

· Intervista al cardinale Farrell I giovani chiedono ascolto e dialogo ·

La Giornata mondiale della gioventù che inizia a Panamá pone sotto i riflettori tutto il Centramerica, dove «in diversi paesi si sta vivendo un periodo davvero difficile». E «i giovani non vogliono continuare a patire varie forme di violenza» con «la privazione di beni fondamentali», ma chiedono invece «cura, comprensione e compassione». Del resto «i centramericani sono persone di grande coraggio» da cui è possibile «imparare il senso profondo della fede: non hanno nulla, ma vedono che senza Dio non sono niente». Lo spiega il cardinale Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, che in questa intervista a «L’Osservatore Romano» fa il punto sui preparativi del grande raduno internazionale dei giovani con Papa Francesco, sottolineando in particolare la dimensione territoriale della prima Gmg in America centrale, preceduta da un inedito incontro della gioventù indigena.

Il conto alla rovescia verso Panamá è ormai finito. Che partecipazione si registra in queste ore in base alle iscrizioni?

I numeri cambiano continuamente, di giorno in giorno; al di là dei tanti prenotati — soprattutto da paesi negli altri continenti — è difficile stabilire quanti giovani del Centramerica riusciranno comunque a esserci soprattutto nelle celebrazioni finali. Le cifre sono destinate a crescere; l’esperienza ci dice che alla fine i giovani presenti sono il triplo di quelli registrati, perché molti non hanno bisogno di particolari servizi, agevolazioni, o altro. Alcuni dati possono indicare la prospettiva delle presenze: circa trentamila i volontari, quasi quattrocento i vescovi attesi, duemila i sacerdoti. Bisogna comunque tener conto del paese ospitante, delle condizioni sociali, ma anche del contagioso entusiasmo che già pervade Panamá e che avrà il suo culmine con la presenza del Pontefice.

È possibile tracciare un identikit di chi si è messo in viaggio?

Il popolo dei giovani ha il volto e i segni del futuro ed è una risorsa che offre una continua ispirazione per la vita della Chiesa. Noi adulti possiamo avere maggiore esperienza, forse anche una conoscenza di più cose, ma il coraggio e l’aspirazione a uscire e operare appartiene ai giovani! Essi sono il motore di ogni società. A Panamá sono ben rappresentati i cinque continenti — penso al migliaio di iscritti dalla sola Australia — anche se predomina la presenza dei paesi del Centro America. Delegazioni importanti vengono dall’Europa — oltre 3000 dalla Polonia e molti da Germania, Francia, Italia — ma ci sono pellegrinaggi anche dall’Africa e dal Medio oriente.

Ci sono gruppi particolarmente significativi?

Di significativo, innanzitutto, c’è il quadro di gran parte del Centramerica; in diversi paesi si sta vivendo un periodo davvero difficile sotto diversi punti di vista: sociale, economico, politico, culturale, religioso. I giovani, soprattutto, non vogliono continuare a patire le varie forme di violenza, ma anche la privazione di quei beni fondamentali; chiedono cura, comprensione e compassione. I centramericani sono persone di grande coraggio. Penso all’ondata migratoria di questi mesi e ai tanti giovani che si sono mossi per cercare un posto migliore. Hanno avuto la forza di alzarsi, lasciare tutto e mettersi in cammino. Da loro dobbiamo imparare il senso profondo della fede: non hanno nulla, ma vedono che senza Dio non sono niente. La Gmg di Panamá aiuterà tutti noi — non solo i giovani — ad ascoltare la parola del Signore e ad applicarla in ogni momento della vita, imparando a prenderci cura l’uno dell’altro, anche se il mondo in cui viviamo è fatto di individualismo, materialismo e isolamento. Ciò di cui abbiamo bisogno è un maggiore rispetto, un amore compassionevole e una reciproca comprensione. Io vedo i giovani che hanno una visione, hanno la generosità di dare la vita e fare qualcosa per il cambiamento. C’è da dire, inoltre, che il nostro Dicastero ha agevolato concretamente la presenza di tanti giovani provenienti dai paesi più poveri e in grave difficoltà, grazie al fondo di solidarietà. Così alla Gmg ci saranno giovani africani, latinoamericani, mediorientali, come pure da paesi in conflitto.

Quali sono le caratteristiche specifiche di questa Gmg?

Ogni incontro mondiale dei giovani ha il colore e il sapore del luogo che lo ospita e del periodo in cui si svolge l’evento. Così credo sarà anche per questo appuntamento in Centramerica. Certamente la prossimità temporale al Sinodo sull’Amazzonia fa di Panamá un’occasione per riflettere, tra l’altro, sul rapporto tra la fede cristiana e le religioni indigene tradizionali. Penso, inoltre, ad alcune iniziative programmate in questi giorni precedenti l’arrivo del Pontefice. Dal 19 gennaio, ad esempio, si è svolto un convegno internazionale sulla salvaguardia del creato, «Giovani per la casa comune: conversione ecologica in azione», organizzato dalla fondazione Giovanni Paolo ii per la gioventù e dall’Università cattolica Santa Maria La Antigua, e ispirato all’enciclica Laudato si’, con l’intervento di esperti su tematiche ambientali. A Panamá, si è tenuto anche il primo incontro mondiale della gioventù indigena: a Soloy, nella comarca di Ngäbe-Bugle, ospiti della diocesi di David e del cardinale José Luis Lacunza Maestrojuán, dal 17 al 21 si sono riuniti centinaia di giovani dei vari popoli originari per riflettere e celebrare la fede in Cristo a partire dalla ricchezza millenaria delle loro culture. Tale evento è stato una risposta all’appello, rivolto dal Santo Padre ai giovani, a essere grati per la storia dei loro popoli e coraggiosi di fronte alle sfide che li circondano, nella speranza che si possa abitare un altro mondo, dove prevalgano l’equità, la fraternità e l’armonia.

Questi giovani, che hanno allestito un villaggio indigeno a Panamá City, partecipano anche alla Gmg vera e propria, il cui tema è mariano. Perché secondo lei il Papa lo ha scelto?

Francesco vive una profonda spiritualità mariana, così come il popolo latinoamericano. Maria è l’icona di ogni discepolo che risponde perfettamente alla chiamata di Dio. E i giovani hanno le qualità e le energie per fare altrettanto, per realizzare quel progetto che il Signore ha pensato per ciascuno di loro. Talvolta le difficoltà possono apparire insormontabili, ma le giovani generazioni, alla scuola di Maria, imparano che il sostegno del Signore non viene mai meno. Hanno energia, desiderio e volontà per migliorare un mondo che si mostra stanco, incapace di comunicazioni vitali. Anche il recente Sinodo sui giovani è stato fortemente caratterizzato da questa prospettiva vocazionale e mariana.

Giunta ormai alla trentaquattresima edizione, la Gmg rappresenta una formula ancora oggi attuale?

Da trentaquattro anni si celebrano le Giornate mondiali dei giovani, una straordinaria intuizione di san Giovanni Paolo ii, che si è mostrata essere uno degli eventi più significativi nella storia della Chiesa degli ultimi decenni. Le Gmg cambiano la vita delle persone e danno coraggio ed energia. Mi vengono in mente le parole del profeta Gioele: «I vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni». Penso che i giovani abbiano la soluzione per molte delle crisi del mondo odierno. Sono certo che, anche questa volta, Papa Francesco incoraggerà i giovani radunati a Panamá a partecipare attivamente e da protagonisti alla vita del mondo e al suo rinnovamento. Riferendomi ancora al tema mariano, centrale in tutto il continente latinoamericano, ricordo che dal “sì” di Maria il mondo non è più stato lo stesso. Quanto alla formula oggi in uso, come per ogni grande evento, ci sono degli elementi che hanno tutt’ora validità e che devono permanere, ma si rimane aperti alle novità e all’aggiornamento.

L’appuntamento successivo sarà il forum internazionale dei giovani organizzato dal dicastero a giugno a Roma: com’è nata l’idea?

Lo stile di Papa Francesco nel suo rapportarsi con i giovani è sotto gli occhi di tutti. Nel recente Sinodo, proprio i gesti del Papa, in qualche modo, ne hanno cambiato il processo, perché voleva ascoltare i giovani ed è quello che ha fatto: ha anche pranzato con loro, passeggiato, scherzato. Noi pastori possiamo definire delle linee guida sulla condotta morale, ma abbiamo sempre bisogno di ascoltare i giovani, senza imposizioni dall’alto, riconoscendo che sono ricchi di idee, conoscono bene il mondo e i suoi linguaggi. L’esperienza del Sinodo non è conclusa; il documento finale ha chiesto di dargli continuità, facilitando e promuovendo la recezione finale dei suoi contenuti e affidando questi compiti non solo alle Chiese locali ma anche ai diversi dicasteri della Curia romana, secondo le proprie competenze in merito alla pastorale giovanile, come il nostro. Il prossimo forum, che già era stato sperimentato in passato — questo sarà l’undicesimo — è nato dal desiderio di continuare il dialogo con i giovani di tutto il mondo. È un’altra tappa del cammino: dal Sinodo a Panamá, e oltre. Per me questa Gmg è cominciata già con il Sinodo dello scorso ottobre e il messaggio è proprio quello di un nuovo inizio: «Prendi coraggio, Dio è con te, muoviti e cambia il mondo!».

di Gianluca Biccini

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20 marzo 2019

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