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Frutti amari
della corruzione

· L’arcidiocesi di México sul clima di  violenza nel Paese ·

Città del Messico, 19. L’insicurezza e la violenza sono un riflesso di corruzione, impoverimento, mancanza di opportunità per la popolazione. 

È quanto sostiene «Desde la Fe», settimanale dell’arcidiocesi di México, in un editoriale dedicato alla difficile situazione del paese nel quale, viene ricordato, continuano a moltiplicarsi gli episodi di violenza efferata, senza che le autorità — Seguridad en punto muerto, è il titolo dell’articolo — mostrino di essere in grado di reagire con efficacia. «In determinate zone del paese la violenza continua a crescere e sembra ormai incontenibile», viene sottolineato dal settimanale che critica «chi sembra non udire il grido evidente della cittadinanza, compromettendo non solo la sicurezza pubblica ma anche qualsiasi aspirazione politica che possa avere per il suo futuro».

Negli ultimi giorni si sono moltiplicati i casi che hanno causato sconcerto e commozione nell’opinione pubblica: il brutale omicidio di una studente ventunenne a Veracruz, l’esecuzione in pieno giorno di un magistrato noto per le inchiesta sul narcotraffico, l’amputazione delle mani di sei presunti ladri nello stato di Jalisco a opera di una banda locale di narcotrafficanti. Per non dire dei tre sacerdoti e dei quattro catechisti sequestrati, torturati e uccisi nelle ultime settimane.

Insomma, «il paese è in fiamme», sostiene la rivista che cita un’inchiesta dell’Instituto Nacional de Estadística y Geografía diffusa nel settembre scorso nella quale si evidenzia che il 72,3% dei messicani convive con una «percezione quotidiana dell’insicurezza» (era il 66% nel 2012) e almeno un terzo degli intervistati dichiara che un suo famigliare diretto è stato vittima di un qualche delitto nell’anno precedente.

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