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I Fratelli musulmani contro le presidenziali anticipate

· Urne aperte per le legislative mentre torna la calma a piazza Tahrir ·

Il Partito giustizia e libertà, braccio politico dei Fratelli musulmani è contrario a un anticipo delle elezioni presidenziali, previsto per giugno 2012, così come sollecitato da alcuni movimenti egiziani. In una dichiarazione il segretario generale del Partito giustizia e libertà, Mohamed Saad Katatni, ha sottolineato che i Fratelli musulmani ritengono che le procedure per riscrivere la Costituzione attraverso la creazione di un’Assemblea costituente, dopo le elezioni parlamentari non intralcerà l’avvio delle elezioni presidenziali. Il Partito giustizia e libertà è impegnato al rispetto del calendario fissato dalle forze politiche, ha affermato Katatni, mettendo in guardia che allontanarsi da questa tabella di marcia «porterà ad altro caos perché è il popolo che elegge il nuovo presidente». Nei primi due turni elettorali, il secondo dei quali è in corso e che sembra aver riportato la calma a piazza Tahrir dove ieri non si sono verificati incidenti con la polizia, il partito dei Fratelli musulmani è uscito largamente in testa, seguito a ruota dai fondamentalisti salafiti di Al Nour.

Nel frattempo, il ministro degli Esteri egiziano, Mohammed Amr, ha replicato alle accuse di Hillary Clinton che aveva denunciato i maltrattamenti e gli abusi inflitti dalle forze di sicurezza del Cairo alle connazionali, definendo «sconvolgenti» le violenze sulle donne nel Paese nordafricano. «L’Egitto non accetterà alcuna interferenza nei propri affari interni», ha ammonito Amr, seppure senza nominare espressamente il segretario di Stato americano, aggiungendo che il suo Governo vuole «chiarimenti su qualsiasi affermazione da parte di dignitari stranieri riguardante le nostre questioni interne».

Malgrado la reazione del ministro degli Esteri, lo stesso Consiglio supremo delle forze armate, che ha preso il potere dopo la destituzione del presidente Hosni Mubarak, aveva manifestato «profondo rammarico» per le «trasgressioni» anti-femminili, e si era scusato con le «grandi donne d’Egitto». Ha suscitato polemiche soprattutto l’episodio di una dimostrante in piazza Tahrir, trascinata a terra da due soldati che l’avevano poi picchiata. Centinaia di donne hanno protestato ieri ad Alessandria per contestare i metodi violenti usati dalle forze dell’ordine contro le manifestanti scese in piazza per contestare la Giunta militare e chiedere il passaggio dei poteri a un’autorità civile. La manifestazione di Alessandria ha visto una marcia che ha preso il via dalla storica Biblioteca fino ad El Mansheia. Altre duemila donne avevano già marciato martedì al Cairo, partendo da piazza Tahrir e concentrandosi nel centro della capitale, intonando slogan contro la Giunta militare e l’uso della violenza da parte dei militari.

L’Assemblea nazionale per il cambiamento ha invitato tutti gli egiziani a manifestare domani in piazza Tahrir al Cairo e in altre parti del Paese contro i «crimini commessi dai militari vicino al Governo», riferendosi specialmente alle recenti violenze commesse dall’esercito contro le donne in piazza. In un comunicato, il partito guidato dal candidato presidenziale e ex segretario generale dell’Aiea, Mohammed ElBaradei, invita tutti gli egiziani a marciare pacificamente per «riconquistare l’onore dell’Egitto».

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16 ottobre 2019

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