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Fermenti
di una minoranza

· Si dibatte in Francia sul ruolo e sulla voce dei cattolici oggi ·

Una foto del pellegrinaggio  di Chartres

Come si può essere cattolico oggi? Che cosa è cambiato nell’identità cattolica dopo il fortissimo calo della pratica religiosa negli anni sessanta? Come comportarsi da credente in una società scristianizzata? Sono tante le novità letterarie in Francia che cercano di rispondere a questi interrogativi, compresi diversi libri pubblicati da case editrici non confessionali. Un tema che riveste quindi un grande interesse, anche se riguarda soltanto, come analizza con umorismo il filosofo Denis Moreau in Comment peut-on être catholique? (Paris, Seuil, 2018, pagine 368, euro 22), «una nuova espressione di marginalità». Alla luce dell’attualità sociale e politica degli ultimi anni — segnata tra l’altro dal voto della legge sul “matrimonio per tutti”, contro il quale si erano schierati molti credenti, e la disastrosa campagna di Fillon, il candidato alle presidenziali preferito dai cattolici poi annientato dallo scandalo sui finanziamenti — i cattolici hanno dovuto ammettere di non essere più il perno della vita pubblica francese. Eppure, il cattolicesimo ha probabilmente ancora un ruolo da svolgere nella società francese che si interroga, dopo averlo riposto in un armadio: e se contenesse qualcosa di buono a cui attingere, per fronteggiare la potenza eccessiva del dio denaro e i pericoli del transumanesimo?

«Non credo che il cattolicesimo stia vivendo la sua “crisi terminale”». Infatti, «così si confondono due cose: l’importanza del distacco dalla religione intervenuto negli anni sessanta e la sua completa scomparsa che non mi sembra essere all’ordine del giorno» sottolinea lo storico Guillaume Cuchet, autore di Comment notre monde a cessé d’être chrétien (Paris, Seuil, 2018, pagine 288, euro 21).

Dopo aver preso atto di essere diventati una minoranza, i cattolici ne hanno tratto delle conclusioni a volte contraddittorie. «In una nazione che per secoli era considerato la figlia primogenita della Chiesa, la rottura è dolorosa, e questo conduce numerosi credenti, in maniera più o meno cosciente, a modificare il loro atteggiamento» spiega il politologo Jérôme Fourquet in À la droite de Dieu (Paris, Cerf, 2018, pagine 176, euro 18). Così, alcuni di loro intravedono in questa situazione una tragedia, la fine di una civiltà, altri invece ritengono che i cristiani abbiano l’opportunità di diventare un elemento di opposizione, di contrasto. «Ricongiungersi ai propri contemporanei, correndo il rischio di diluirsi, di lasciare delle ambiguità nell’ombra, o allora ripiegarsi su sé stessi, in un ghetto ultraprotetto, data l’impossibilità di andare avanti con l’illusione che i contemporanei adottino la loro visione. In questo mondo scristianizzato, i cattolici oscillano tra due scogli, quello del modernismo e quello dell’integralismo» scrive François Huguenin in Le pari chrétien (Tallandier, 2018, pagine 224, euro 16,90). «Una parte dei cattolici francesi deve ancora compiere la sua transizione democratica, vale a dire rinunciare all’idea di una società basata interamente sui valori propri del cristianesimo» aggiunge dal suo canto Denis Moreau. Ai cattolici che ritengono che l’addio a questa società sia stato provocato dal maggio 1968 o dal concilio Vaticano II— motivo di speranza per alcuni o di rammarico per altri — Cuchet risponde invece che il concilio piuttosto ha «fatto scattare la “crisi”, un po’ come gli Stati generali del 1789 in Francia avevano scatenato la rivoluzione che volevano evitare. Infatti, già dagli anni cinquanta era ben visto dai cattolici dell’epoca il distaccarsi da una pratica considerata ottusa per adottare una pratica più personale e consapevole».

E «sarebbe illusorio credere che i cristiani possano capovolgere le mentalità sulle questioni sociali tornando indietro», prosegue Huguenin, ma questo non significa che i cattolici non debbano fare niente, possono proporre alternative, rallentare alcune evoluzioni e ostacolare le misure più insensate.

La vera sovversione cristiana non è tanto l’essere contro, in una posizione di rigetto o di ripiego da un mondo considerato cattivo. Si esprime invece nella capacità di interpellare, di porre interrogativi sull’andamento della società, nell’essere una spina nella carne del mondo. L’elemento innovatore cristiano non si esprime attraverso una posizione di ripiego, ma nella potenza dell’amore verso il prossimo.

di Charles de Pechpeyrou

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19 agosto 2019

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