Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Senza tutele i figli
degli immigrati irregolari

· Proteste dopo il provvedimento del presidente Trump ·

Diverse manifestazioni di protesta si stanno svolgendo in varie città statunitensi dopo l’abrogazione del programma denominato Deferred action for childhood arrivals (Daca), voluto per tutelare i cosiddetti «dreamers», i giovani «sognatori» arrivati negli Stati Uniti da bambini con genitori irregolari dal punto di vista delle normative migratorie. Il Daca consentiva ai giovani — arrivati a partire da giugno 2007 e che al 2012 non avessero compiuto 31 anni — di usufruire di un permesso biennale rinnovabile per motivi di studio o di lavoro. Ora il Congresso ha sei mesi di tempo per trovare una soluzione per le circa 800.000 persone coinvolte e evitare l’espulsione. I vescovi statunitensi definiscono la decisione «inaccettabile e riprovevole», «un'azione che mostra assenza di misericordia e una visione ristretta del futuro». È stato ieri il ministro della giustizia Jeff Session ad annunciare l’abrogazione del provvedimento, spiegando che era stato «applicato unilateralmente dopo che il Congresso aveva respinto diverse proposte» e, dunque, con «un esercizio incostituzionale di autorità». Da parte sua, il presidente Donald Trump, rispondendo ai giornalisti, ha dichiarato: «Nutro un grande amore per queste persone, che non sono bambini come si pensa, ma in realtà si tratta di giovani adulti». Trump ha poi auspicato: «Adesso si spera che il Congresso possa realmente aiutarli», ribadendo la sua convinzione: «Nel lungo periodo sarà la soluzione giusta». E poi, in un twitter, Trump ha scritto: «Sono pronto a lavorare con il democratici e i repubblicani in Congresso per una riforma dell’immigrazione tale da mettere i cittadini, grandi lavoratori, del nostro paese al primo posto». Sulla questione è intervenuto anche Obama, rompendo il silenzio istituzionale. Ha criticato la scelta giudicandola «crudele ed autolesionista» e ha aggiunto: «Questi sognatori sono statunitensi nei loro cuori, nelle loro menti e in ogni altro senso tranne che uno: sulla carta». Ha quindi difeso il provvedimento voluto «per far uscire dall’ombra giovani talentuosi, motivati e patriottici» che non conoscono altro paese se non gli Stati Uniti d’America e «che non hanno fatto nulla di male». 

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 maggio 2018

NOTIZIE CORRELATE