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I disastri della rivoluzione sessuale

· Il nuovo romanzo di Anne Lise Marstrand-Jorgensen ·

L’autrice dei due bellissimi volumi biografici dedicati a Ildegarda di Bingen cambia totalmente argomento: nel suo nuovo romanzo – La doppia vita dei coniugi Horn (Venezia, Sonzogno, 2013, pagine 544, euro 19,50) – Anne Lise Marstrand-Jorgensen racconta la storia di una famiglia danese degli anni Sessanta travolta dalla rivoluzione sessuale. Anche se il romanzo – come sempre scritto con grande maestria ed estremamente coinvolgente – termina con un ringraziamento a «coloro che hanno fatto sì che tutti noi oggi abbiamo maggiori possibilità di scelta di una volta», e quindi se l’autrice in fondo sembra simpatizzare per lo spirito rivoluzionario, in realtà l’intreccio costituisce una pesante accusa contro i danni e le sofferenze che una utopia (sbagliata come tutte le utopie) ha potuto causare.

Alice ed Eric sono una giovane coppia che apparentemente ha tutto. L'inquietudine viene da Eric, che si trova stretto in una vita così perfetta ma anche ripetitiva e come già tutta definita. L’incontro con un ex-compagno di studi divenuto hippy lo porta a desiderare la libertà sessuale: non nel modo tradizionale dell’adulterio nascosto, ma come prospettiva da vivere sinceramente, insieme con la moglie. Alice resiste ma poi, per paura di perderlo, accetta e viene coinvolta in una serie di rapporti che la sconvolgono. Con il tempo, mentre per lei la situazione diventa insostenibile, per Eric il desiderio di libertà si amplia sempre di più. Quando Alice gli chiede di tornare alla loro vita normale, Eric le risponde con un tradimento (questa volta anche affettivo) realizzato di nascosto. Alice non vede altra soluzione che il suicidio. La seconda parte del libro è la difficile storia del vedovo e dei bambini dopo la sua morte.

In questo romanzo è raccontato, come non possono fare testi storici o sociologici, il dolore che provoca la scelta utopica in una famiglia normale: non è che le famiglie tradizionali trabocchino di felicità, ma almeno i figli sono protetti dalle esperienze più estreme e il tessuto familiare non viene lacerato. Eric invece, seguendo l’utopia e una forma un po’ egoistica di sincerità, in un delirio di onnipotenza, pensa che sia possibile avere tutto: libertà e famiglia, responsabilità e avventura.

L’aspetto più interessante del romanzo è quello che collega il benessere nuovo di cui godono le famiglie di cui si parla, frutto del boom degli anni Sessanta, alla ricerca di nuove esperienze e nuove utopie. Come se fosse proprio la delusione davanti al fatto che il benessere tanto sospirato non coincide con la felicità a spingere alcuni verso queste nuove e pericolose esperienze. In una società secolarizzata, in cui non c’è spazio per la ricerca di Dio, la delusione può solo spingere verso l’utopia.

Il romanzo individua – con una lucidità che manca a molti scritti scientifici – il malessere che ha dato alimento all’utopia, e le conseguenze di questa perdita di senso della responsabilità dei legami sociali di un mondo che suggerisce a ciascuno solo la ricerca della realizzazione di sé.

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11 dicembre 2019

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