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Il lento cammino della pace in Colombia

· Per Bogotá è urgente l’arrivo della missione dell’Onu per monitorare il disarmo delle Farc ·

È urgente che la missione politica delle Nazioni Unite in Colombia inizi al più presto, «entro le prossime tre o quattro settimane». Si è espresso in questi termini, ieri, l’Alto commissario per la pace del Governo colombiano, Sergio Jaramillo, che chiede che la missione segua da vicino gli sviluppi del recente accordo di pace tra Bogotá e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc).

Uomini delle Farc ascoltano un discorso  sul processo di pace (Ap)

Lo scorso 23 giugno a Cuba è stato concordato il cessate il fuoco tra le due parti. Un passo fondamentale verso la firma finale del trattato di pace finale, la cui data dev’essere ancora fissata. Il conflitto tra Bogotá e le Farc è durato più di mezzo secolo che ha provocato centinaia di migliaia di morti. La Corte costituzionale colombiana ha approvato lo svolgimento di un plebiscito per ratificare l’accordo finale: milioni di persone saranno chiamate alle urne — probabilmente entro la fine dell’anno. I colombiani dovranno decidere se accettare il documento firmato all’Avana dal presidente, Juan Manuel Santos, e dal leader delle Farc, Rodrigo Londoño Echeverri, meglio noto con il nome di Timoleón Jiménez.
I punti salienti dell’accordo del 23 giugno riguardano la deposizione delle armi da parte dei guerriglieri e la riconversione di ettari di terreni coltivati a coca. Il narcotraffico, infatti, era una fonte importante di autofinanziamento delle Farc.
Per quanto riguarda gli ex guerriglieri, molti dei quali responsabili di crimini orrendi, non è prevista una amnistia generale e, secondo gli accordi, i responsabili di omicidi dovranno pagare i loro misfatti col carcere e con il risarcimento in denaro ai familiari delle vittime. Un argomento controverso riguarda la partecipazione politica dei militanti del gruppo. Bisogna stabilire chi potrà candidarsi alle elezioni e ricoprire cariche pubbliche e quali saranno i parametri per valutare l’eleggibilità.
La Corte costituzionale colombiana ha deciso che il voto sull’accordo finale sarà ritenuto valido se si presenterà alle urne almeno il 13 per cento dell’elettorato, circa quattro milioni e mezzo di colombiani. Secondo la stampa, dai primi sondaggi sembra che in questo momento la maggioranza della popolazione sia propensa a votare no agli accordi, e che gli scettici abbiano tra le loro file l’ex presidente Álvaro Uribe Vélez. A parere di molti, i guerriglieri godono di impunità, soprattutto per i reati legati al narcotraffico. Inoltre una eventuale partecipazione di membri delle Farc alla vita politica del Paese è mal vista. I favorevoli all’accordo invece vedono per la Colombia la possibilità di un nuovo inizio di pace e prosperità, non dimenticando le violenze e i soprusi subiti ma al tempo stesso costruendo un futuro migliore.
Da parte sua, il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, fa sapere che i 450 osservatori che formeranno la prevista missione delle Nazioni Unite opereranno in 40 diverse località, coinvolgendo molti civili.

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19 agosto 2018

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