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I debiti pubblici europei affossano i mercati finanziari

· Pesanti perdite in Borsa ·

La crisi dei debiti statali di diversi Paesi europei mette sotto pressione i mercati finanziari internazionali, soprattutto con i nuovi timori riguardanti Grecia e Spagna, ma anche con le valutazioni peggiorative date su Italia e Belgio rispettivamente dalle agenzie di rating Standard & Poor’s e Fitch.

Ieri tutte le Borse hanno fatto registrare pesanti perdite, mentre è diminuita la quotazione dell’euro, che si è avvicinata molto alla soglia psicologica del cambio con 1,4 dollari statunitensi, sotto il quale non si è scesi da diversi mesi a questa parte.

Oltre all’allargamento del differenziale tra i titoli di Stato dei Paesi europei più in difficoltà con quelli tedeschi, ad appesantire i listini di Borsa hanno contribuito l’annuncio dell’aumento di capitale da 5,3 miliardi di euro da parte di Commerzbank (il cui titolo ha perso il 5,3 per cento), l’avvio della ricapitalizzazione di Intesa Sanpaolo (-2,9%) e il declassamento del Credit Agricole (-3 per cento) da parte sempre di Standard & Poor’s.

Un contributo alle perdite di Borsa è venuto anche dalle complicazioni create ai titoli delle compagnie aeree dai timori che l’eruzione del vulcano in Islanda possa avere impatti sui voli. Ryanair ha ceduto il 5,3 per cento dopo aver annunciato un taglio della sua capacità di trasporto nel prossimo inverno per difendere la redditività dagli alti costi del carburante. Air France ha ceduto il 4,5 per cento e Lufthansa il 3,5 per cento. Vendite massicce, con conseguente ribasso, ci sono state anche per i titoli azionari delle materie prime e per i titoli petroliferi, in scia al calo del greggio, sceso sotto i 100 dollari al barile.

Sempre in Europa, sotto l’aspetto borsistico, gli effetti negativi di ieri sono stati evidenziati dall’indice Dj StoXX 600, che sintetizza l’andamento dei principali titoli azionari europei e che ha ceduto l’1,7 per cento. La giornata è stata pesante per tutte le Borse europee, con quella di Londra scesa dell’1,9 per cento, quella di Parigi del 2,1 per cento e quella di Francoforte del 2 per cento. Il risultato peggiore è stato registrato alla Borsa di Milano, con una perdita del 3,3 per cento, dovuta anche alla distribuzione dei dividendi, inferiori alle attese, da parte di 26 blue chip, cioè dei titoli di maggiore importanza del listino italiano di Borsa. Al risultato negativo ha contribuito, come detto, la decisione di Standard & Poor’s di rivedere al ribasso il rating dell’Italia, cioè l’affidabilità del suo debito pubblico, con il rischio di un taglio nei prossimi mesi, anche se le valutazioni delle altre società specializzate, Fitch e Moody’s, sono rimaste invariate e anche se il ministero dell’Economia italiano ha contestato quella di Standard & Poor’s, rivendicando la stabilità dei conti pubblici.

Di origine almeno all’apparenza più legata agli sviluppi politici sono invece le valutazioni sul Belgio fatte da Fitch e dalla stessa Standard and Poor’s. Anche se l’affidabilità del debito pubblico resta altissima, le due agenzie hanno portato la valutazione del Paese da stabile a negativa, soprattutto in considerazione del fatto che il protrarsi della crisi politica rende incerta l’approvazione in tempi rapidi della legge di bilancio. Per quanto riguarda i mercati borsistici statunitensi, Wall Street ha seguito la sorte delle borse europee e asiatiche, subendo contraccolpi, oltre che dalla crisi dei debiti pubblici europei, anche dal calo dei prezzi delle materie prime che penalizzano i titoli petroliferi e minerari, dalle perdite dei titoli bancari e l’inatteso ribasso del Chicago Fed National Index, che controlla l’andamento complessivo dell’economia statunitense e dell’inflazione.

Sul versante monetario, come detto, c’è stato un indebolimento dell’euro. La quotazione data ieri dalla Banca centrale europea (Bce) è stata di 1,402 dollari statunitensi e di 114,98 yen giapponesi. Quest’oggi, comunque, la moneta unica europea sta facendo segnare leggeri rialzi sui mercati finanziari.

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