Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

I corridoi umanitari
funzionano

· ​Il programma ha salvato 2200 persone ·

L’alternativa alle tragedie del mare esiste: è la convinzione della Caritas italiana che presenta oggi a Milano il primo rapporto dedicato ai «corridoi umanitari», nell’ambito del convegno «Oltre il mare. Protezione internazionale e vie legali e sicure di ingresso» che si svolge con tavole rotonde al mattino e al pomeriggio all’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Si tratta del primo rapporto pubblicato sui «corridoi umanitari», che dal febbraio 2016 hanno salvato più di 1500 persone arrivate in Italia e 2200 giunte in altri paesi d’Europa. Tra le persone accolte ci sono vittime di tratta, violenza, torture. In Italia è stato possibile grazie al programma implementato sulla base del protocollo sottoscritto fra la Conferenza episcopale italiana (Cei), la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), la Tavola valdese, la Comunità di Sant’Egidio, in accordo con i ministeri dell’interno e degli esteri.

In Italia il programma ha consentito l’arrivo in sicurezza di 500 richiedenti protezione internazionale, coinvolgendo 47 caritas diocesane, 17 regioni, 87 comuni. I beneficiari hanno trovato accoglienza presso le Caritas diocesane o presso le strutture della Fcei della Diaconia Valdese, sempre secondo un modello volto a coinvolgere nell’accoglienza famiglie, singoli cittadini, comunità locali, attraverso la messa a disposizione di vitto, alloggio, corsi di lingua, iscrizione scolastica dei minori, assistenza sanitaria e psicologica nei casi di vulnerabilità rilevati, assistenza legale e amministrativa, avviamento all’inserimento lavorativo. Finora il 97 per cento degli interessati — provenienti da Eritrea, Sud Sudan, Somalia, Siria, Iraq — ha ottenuto lo status di rifugiato e il 3 per cento la protezione sussidiaria. Tutti i minori in età scolare sono stati inseriti a scuola. Il 30 per cento degli adulti è stato inserito in corsi di formazione professionale e 24 beneficiari hanno già trovato un impiego. 

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

14 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE