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I consigli di Danao

· L’antica Grecia e i profughi ·

Il Papa ha scelto di recarsi a Lesbo per esprimere la sua vicinanza alle migliaia di migranti cacciati dalla guerra, spinti dalla fame, costretti ad abbandonare la loro terra e fermi alle porte di un’Europa spesso ostile e sempre distratta mentre chiedono asilo e speranza. Ha anche manifestato la sua ammirazione per il popolo ellenico che, malgrado le immani difficoltà economiche, apre le braccia e il cuore a chi approda sulle spiagge della Grecia. Lo scrive Louis Godart aggiungendo che l’atteggiamento dei greci di oggi rispecchia perfettamente l’attenzione che l’Ellade ha rivolto allo xenos, lo straniero.

John William Waterhouse «Le Danaidi» (1902)

Dall’alba della storia la Grecia ha voluto accogliere chi fuggiva dalla violenza e offrirgli un approdo sicuro. I greci ricordavano probabilmente che loro stessi avevano conosciuto il dolore dell’emigrazione. Nel vii e nel vi secolo prima dell’era cristiana erano stati costretti a fuggire dal proprio paese per cercare fortuna in Occidente. Per loro come per tutti quelli che abbandonano la loro terra, il distacco dalla madrepatria è stato traumatico. Pitagora, costretto ad abbandonare la sua isola di Samo per emigrare in Magna Grecia, in un testo, il più amaro forse dell’intera letteratura greca, ha saputo tradurre l’angoscia del migrante scrivendo: «Lasciando la tua terra, distogli lo sguardo dai confini che ti hanno visto nascere».

Eschilo in una sua opera chiamata Le supplici, scritta sotto l’arcontato di Archemenides nel 463 prima dell’era cristiana, ha trattato, narrando la leggenda di Io, il tema delle migrazioni e la questione dell’accoglienza da dare ai profughi.

Io, sacerdotessa di Era ad Argo, era amata da Zeus. Era, gelosa, la trasformò in giovenca. Zeus continuò ad avvicinarla prendendo le sembianze di un toro. Era furibonda scagliò contro la povera Io un tafano che la fece impazzire e la inseguì attraverso l’Europa e l’Asia. Finalmente Io giunse in Egitto dove Zeus toccò la sua fronte e soffiò sul suo volto. La pazzia scomparve e Io tornò a essere la bella ragazza di una volta per poi partorire un figlio, Epafo, il “Tocco” di Zeus.

I re d’Egitto discendono da questo lontano antenato, figlio del re degli dei. I pronipoti di Epafo, Danao ed Egitto, un giorno si scontrarono. Il primo era padre di cinquanta figlie e il secondo di cinquanta maschi che volevano imporre con la forza un matrimonio sgradito alle loro cugine.

Scoppiò la guerra. Danao vinto fuggì insieme alle figlie, le Danaidi, su una nave che li portò ad Argo. I Pelasgi che occupavano l’Argolide, dopo essere rimasti sorpresi dall’arrivo di queste persone dalla pelle diversa, convocarono presso l’assemblea del popolo di Argo il vecchio Danao e ascoltarono con attenzione le suppliche dei profughi approdati sulle loro spiagge. Alla fine accettarono di dare l’ospitalità ai fuggitivi.

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