Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

I cattolici
e il centrismo in Italia

· ​Il libro «Ricostruiamo la politica» del gesuita Francesco Occhetta ·

«Non bisogna dare per scontato che il contributo dei cattolici alla politica esista ancora»: affermazione importante, quella di Andrea Simoncini, ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Firenze, ma che interpella quanti in Italia si stanno confrontando appunto sul tema della partecipazione dei cristiani alla gestione della cosa pubblica e su quali forme essa debba assumere.

Secondo Simoncini, intervenuto ieri presso l’Istituto Luigi Sturzo di Roma alla presentazione del libro di Francesco Occhetta Ricostruiamo la politica. Orientarsi nel tempo dei populismi (Edizioni San Paolo, 2019, pp. 186, euro 16) occorre riscoprire nel territorio, e valorizzare, le realtà già esistenti nelle quali l’impegno politico dei cattolici ha avuto già riscontri positivi e concreti. Una tesi che corre in parallelo con quella espressa nel libro di Occhetta, gesuita, redattore de «La Civiltà Cattolica», per la quale segue appunto la politica italiana. L’autore propone il recupero di un “centrismo” che vuol dire ritorno alle intenzioni dei costituenti e alla dottrina sociale della Chiesa, un luogo politico ideale dove, quasi inevitabilmente, destra e sinistra, nord e sud, sono costretti a convergere.

Secondo il religioso, più che l’unità dei cattolici bisogna cercare l’unità del pensiero cattolico nel pluralismo dell’Italia di oggi.

Un’analisi condivisa dalla vice presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia, che ha curato la prefazione al libro, secondo la quale, di fronte a una crisi di autorevolezza della rappresentanza politica, dell’intermediazione, c’è assoluta necessità di un luogo di riflessione, di discernimento, dove si possa formare ed esprimersi pienamente un vero pensiero critico. Il “centrismo” per Cartabia ha un significato preciso, che trova riferimenti nel profondo della tradizione cattolica, nel tema del tenere unito ciò che nella realtà appare come diviso. È del resto lo spirito che anima la stessa Costituzione italiana, fortemente intrisa di quelle istanze di mediazione e correzione delle apparenti dicotomie della politica che già Sturzo aveva avuto modo di illustrare nel suo programma di partito.

Il populismo, ha osservato Cesare Pinelli, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso La Sapienza di Roma, non si potrebbe affermare se non esistesse una profonda crisi di fiducia nelle istituzioni e nello Stato. Circostanza che pone automaticamente in crisi anche l’intermediazione fra il popolo e il potere, sia essa esercitata dai partiti o dai media, entrambi i quali annaspano in una subalternità culturale figlia degli errori e delle mancanze della classe dirigente del Paese.

In questo “processo di disintermediazione”, ha aggiunto Simoncini, ha oltretutto un ruolo determinante la tecnologia, attraverso la quale si sta trasformando lo stesso concetto tradizionale di democrazia, con le sue articolazioni classiche di organi e funzioni. Insomma, il populismo, almeno in Italia, ha avuto una gestazione lunga della quale troppi non si sono resi conto. Da questa situazione oggettivamente complessa, secondo Occhetta si può uscire solo con la “parola”. Per far riemergere in primo luogo la verità delle cose, poi la dimensione spirituale, non necessariamente religiosa, del discorso politico.

E per mettere in connessione le diverse attività ed esperienze cattoliche in una fase di confronto che è, in questo momento, necessariamente pre-partitica.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 novembre 2019

NOTIZIE CORRELATE