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Una comunità che guarda
ai bisogni della gente

· A colloquio con il vescovo di Isernia-Venafro ·

Nominato vescovo l’8 maggio, ordinato l’11 giugno, è entrato nella diocesi molisana di Isernia-Venafro il 28 e 29. E domani, 5 luglio, accoglierà Papa Francesco. «Davvero un inizio col botto», scherza monsignor Camillo Cibotti, che non nasconde un po’ di comprensibile agitazione per questo avvio di ministero episcopale effettivamente singolare.

La cattedrale di Isernia dove il Pontefice incontrerà gli ammalati

Papa Francesco incontrerà i detenuti e i malati a Isernia e prima ancora i giovani a Castelpetroso. Come interpreta la scelta di questi momenti?

Penso che siano il motivo dominante dell’azione pastorale del Papa. L’incontro con i detenuti è il segno di un’attenzione, che si ripete, verso chi vive un disagio nel rapporto con la società e con le istituzioni. In questa circostanza il Papa è stato attento a un invito che gli stessi carcerati gli hanno rivolto, ancora prima che si sapesse della visita in Molise; invito che ha trovato una risposta immediata, con sorpresa degli stessi detenuti. E questo è segno di una grande sensibilità, che non fa altro che sottolineare la sua attenzione verso gli ultimi. Tra di essi figurano i più deboli, gli ammalati, verso i quali mostra una cura che è propria di Gesù e che egli incarna quotidianamente, specialmente verso quanti vivono il mistero del dolore come offerta a Gesù della loro vita e della loro sofferenza. Detenuti, ammalati, poveri, gli ultimi in genere, nel Papa trovano questa attenzione che vuole indicare la direzione verso cui muovere tutte le nostre azioni: l’ambito del recupero nella società, quello della salute e quello dell’accoglienza. E poi ci sono i giovani, che riassumono le attese della nostra diocesi, ai fini non solo di una società nuova, ma noi ci auguriamo anche di vocazioni al sacerdozio, alla vita familiare e religiosa.

In occasione della visita il Papa aprirà ufficialmente le celebrazioni dell'anno giubilare celestiniano per gli ottocento anni dalla nascita di san Pietro Celestino, originario di questa terra.

Noi ci auguriamo che questo anno possa non solo far sentire il calore della Chiesa nella nostra realtà locale, ma che possa riaccendere e vivificare ulteriormente questo sentimento religioso, per una fede che punti a un cambiamento di noi stessi, ma anche al miglioramento delle istituzioni, per renderle più sensibili ai veri bisogni della gente.

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25 febbraio 2020

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