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I bambini non sono un errore

· All’udienza generale Papa Francesco parla della sofferenza dell’infanzia ·

Ai bambini «rifiutati, abbandonati, derubati della loro infanzia e del loro futuro», Papa Francesco ha dedicato la catechesi dell’udienza generale di mercoledì 8 aprile, in piazza San Pietro. Completando la riflessione iniziata il 18 marzo scorso, il Pontefice ha voluto ricordare le tante «storie di passione» che segnano drammaticamente il mondo dell’infanzia.

Francesco ha invitato in particolare il mondo degli adulti a non scaricare sui piccoli le proprie colpe. «Questo è vergognoso!» ha esclamato ribadendo che «i bambini non sono mai “un errore”. La loro fame non è un errore, come non lo è la loro povertà, la loro fragilità, il loro abbandono». Semmai, ha aggiunto, «questi sono motivi per amarli di più, con maggiore generosità».

Per il Papa «ogni bambino emarginato, abbandonato, che vive per strada mendicando e con ogni genere di espedienti, senza scuola, senza cure mediche, è un grido che sale a Dio e che accusa il sistema che noi adulti abbiamo costruito». Il Pontefice ha denunciato con parole nette la tragedia dei minori «preda dei delinquenti, che li sfruttano per indegni traffici o commerci, o addestrandoli alla guerra e alla violenza». E ha richiamato la condizione dell’infanzia «anche nei Paesi cosiddetti ricchi», dove «tanti bambini vivono drammi che li segnano in modo pesante, a causa della crisi della famiglia, dei vuoti educativi e di condizioni di vita a volte disumane».

Esiste dunque una «responsabilità sociale delle persone, di ognuno di noi, e dei Paesi» di fronte alle troppe «infanzie violate nel corpo e nell’anima». In proposito il Pontefice ha richiamato la realtà dei «bambini con gravi difficoltà», invitando a non lasciare soli i loro genitori nel quotidiano percorso di assistenza e accompagnamento. E ha espresso preoccupazione per il prezzo che i piccoli pagano a causa di «vite logorate da un lavoro precario e malpagato, da orari insostenibili, da trasporti inefficienti».

I bambini, ha rimarcato, sono anche «le prime vittime» di «unioni immature e di separazioni irresponsabili»; e per di più «subiscono gli esiti della cultura dei diritti soggettivi esasperati, e ne diventano poi i figli più precoci».

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20 luglio 2019

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