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Humanae vitae

L’enciclica Humanae vitae ha segnato una grande novità nella vita della Chiesa: è la prima volta che un documento pontificio viene seguito e commentato dalla stampa mondiale con tanta attenzione e spirito critico — trapelano perfino anticipazioni e previsioni fin dai mesi precedenti — ed è la prima volta che il papa è oggetto di vignette umoristiche e soprattutto che il mondo cattolico si divide pubblicamente, clero compreso, nella ricezione del documento. Ma è anche la prima volta che si alza qualche voce femminile a commentare l’enciclica in modo diverso dagli uomini, anche se il femminismo vero e proprio non si è ancora affermato.

Giovanni Segantini«Le cattive madri»(particolare, 1894)

Infatti è la prima volta che un documento della Chiesa viene accolto diversamente dalle donne che dagli uomini — almeno in qualche misura — e a questa differenza si aggiunge quella fra occidente e terzo mondo. Mentre i paesi avanzati sono ossessionati dalla “bomba demografica” e le donne cominciano a intravvedere nella pillola la loro liberazione, nel sud del mondo il controllo demografico si presenta nelle vesti non molto liberali delle sterilizzazioni forzate. Qui l’Humanae vitae è accolta come un documento di liberazione anticoloniale, un aiuto per le donne a rivendicare la libertà sul proprio corpo.

Un testo simile non poteva che essere controverso e per molti aspetti incompreso. Oggi che la ricerca sui metodi naturali di regolazione delle nascite ha fatto tanti passi in avanti, come spiega Elena Giacchi, la vediamo con altri occhi, vicini a quelli delle giovani ecologiste che rifiutano la pillola per motivi di salute, come nell’inchiesta di Marie-Lucile Kubacki, mentre sembrano lontani i tempi del terrore di un altro figlio che pervade il libro dello scrittore inglese David Lodge raccontato da Elena Buia Rutt.

Monique Baujard riporta l’enciclica — nel bene e nel male — al bilancio fallimentare della sua ricezione che nessuno ha avuto il coraggio di fare pubblicamente, e che l’ha condannata alla dimenticanza nel mondo cattolico stesso, mentre María Luisa Aspe Armella rende conto della riflessione — oggi — in America latina.

Cinquant’anni: un anniversario da ricordare con coraggio e celebrare con attenzione, soprattutto da parte delle donne. (lucetta scaraffia)

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16 ottobre 2019

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