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A Hong Kong
i dimostranti rifiutano
l’offerta di dialogo

Il Civil Human Rights Front, il gruppo di protesta di Hong Kong, che domenica ha mobilitato pacificamente oltre un milione e mezzo di persone a Vicktoria Park e che da giugno prosegue le proteste, ha rifiutato la proposta di dialogo del capo dell’esecutivo, Carrie Lam.

Nel tentativo di trovare una via di uscita alla lunga crisi e porre fine alle proteste, spesso sfociate in scontri con la polizia e che vanno avanti ormai da 11 settimane, Lam aveva annunciato ieri l’avvio immediato di una piattaforma per il dialogo con i rappresentanti di ogni estrazione sociale e politica del paese. Alla stampa, Lam aveva detto che lei stessa e i capi degli uffici governativi sono disposti a recarsi direttamente presso tutte le comunità e a parlare con le persone.

Ma la proposta è stata subito rispedita alla mittente. «È un inganno, una vecchia trappola», ha affermato in una nota il movimento di protesta. «Lam — prosegue il documento — cambia argomento invece di andare dritta alle questione sollevate», tra cui un’indagine sull’operato della polizia e l’amnistia per tutti i dimostranti arrestati durante le manifestazioni e il ritiro formale della contestata legge sulle estradizioni in Cina. Tuttavia Lam ha detto che questa controversa proposta di legge «è morta».

Dopo avere definito la piattaforma di dialogo «una perdita di tempo», uno dei rappresentanti del gruppo, Wong Yik-mo, ha accusato il capo dell’esecutivo di «avere sprecato una opportunità eccezionale per dare significative risposte alle richieste dei manifestanti», dopo la manifestazione del fine settimana. «La proposta di Lam — ha aggiunto Wong — spingerà solo la città nell’abisso. Hong Kong necessita di un meccanismo che assicuri elezioni democratiche in modo che i cittadini possano eleggere il proprio governatore che rappresenti la gente e possa ascoltare la gente».

Intanto il ministro degli esteri giapponese, Taro Kono, ha sollecitato l’omologo cinese Wang Yi a contribuire a far tornare la calma a Hong Kong, esprimendo «grande preoccupazione» per la situazione. «Speriamo in una risoluzione pacifica», ha detto Taro Kono, ricordando la presenza a Hong Kong di oltre 20.000 cittadini giapponesi. «È importante — ha aggiunto — risolvere la questione attraverso il dialogo».

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17 novembre 2019

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