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«Ho le sacre scritture, non mi serve altro»

«La scelta e la vita di Franz, sono riferibili a una radicalità evangelica che provoca e interroga» si legge su «L’Osservatore Romano» del 26 ottobre 2007, nella pagina monografica dedicata a Franz Jägerstätter in occasione della sua beatificazione. «Non è senza significato che il suo parroco Josef Karobath, dopo la discussione decisiva nel 1943, pochi giorni prima della chiamata all’arruolamento, abbia scritto: “Mi ha lasciato ammutolito, perché aveva le argomentazioni migliori. Lo volevamo far desistere ma ci ha sempre sconfitti citando le Scritture”». Due giorni dopo, il 28 ottobre, viene pubblicata integralmente l’omelia del cardinale José Saraiva Martins, ora prefetto emerito della Congregazione delle cause dei santi, che aveva presieduto il rito solenne della beatificazione, come rappresentante del Papa, in un articolo intitolato Il coraggio e la coerenza di Franz Jägerstätter che mise la fede in Dio al di sopra di tutto. «Sono venuto a Linz, con una gioia nel cuore davvero grande — aveva detto Saraiva Martins durante la celebrazione — Mi è caro manifestarvi la letizia, del tutto particolare, nel vedere iscritto, oggi, nell’albo dei beati un laico, sposato, padre di famiglia. Il servo di Dio Giorgio La Pira, popolarmente conosciuto in Italia, ma non solo, come “il sindaco santo” di Firenze, con quel tratto profetico che non manca mai ai santi, cinquanta anni fa, se pure in un contesto così diverso e lontano dall’attuale, già scriveva: “La santità del nostro secolo avrà questa caratteristica: sarà una santità dei laici. Noi incrociamo per le strade coloro che fra cinquant’anni saranno forse sugli altari: per le strade, nelle fabbriche, al parlamento, nelle aule universitarie”». Semplici e commoventi le parole contenute nell’ultima lettera inviata da Franz alla moglie il 9 agosto 1943 da Brandeburgo, poche ore prima dell’esecuzione: «Oggi sono 4 settimane che ci siamo visti per l’ultima volta in questa vita. Stamattina alle 5 e mezzo circa mi hanno ordinato di vestirmi in fretta perché la macchina stava già aspettando, e con altri condannati a morte ci hanno portati qui a Brandeburgo. Non sapevamo ciò che sarebbe stato di noi. Solo a mezzogiorno mi hanno detto che il 14 era stata confermata la sentenza e che essa sarà eseguita oggi pomeriggio alle 4. Voglio solo scrivere qualche breve parola di commiato. (...) vi prego ancora: perdonatemi per tutte le volte che vi ho offeso e fatto soffrire, così come anch'io ho perdonato tutto. Vi prego di perdonare tutto anche a me (...) Possa Dio accettare la mia vita come sacrificio di espiazione non solo per i miei peccati, ma anche per altri». Il dolore del distacco non cancella la gratitudine: «Ringrazio anche il nostro Salvatore perché io ho potuto soffrire per Lui. Confido nella sua infinita misericordia; spero che Egli mi abbia perdonato tutto e che non mi abbandonerà neanche nella mia ultima ora... Osservate i comandamenti e, con la grazia di Dio, ci rivedremo presto in Cielo». Il parroco Jochmann, dopo avergli impartito gli ultimi sacramenti, chiese a Franz se avesse bisogno ancora di qualcosa. «Ho tutto — rispose lui — ho le sacre scritture, non mi serve altro».

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