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Hanno ucciso l'uomo ragno

· ​Nefaste conseguenze dell'eccesso di tecnologia ·

È davvero esagerato provare a capire che direzione sta prendendo l’attuale civiltà occidentale semplicemente guardando un — mediocre — film sull’uomo ragno? Proviamoci.
Prendiamo l’ultimo film della saga sull’uomo che si arrampica sui grattaceli, Spider-Man: Homecoming, il film di quest’anno diretto da Jon Watts. 

Il film comincia con il protagonista che si auto-riprende con la telecamera del suo cellulare. Un’operazione che abbiamo visto in decine di film, ma in questo caso la scena non è in alcun modo funzionale alla storia, né tantomeno ci dà qualche informazione in più sul protagonista. Nonostante da subito si comprenda la totale inutilità di queste sequenze il regista decide di andare avanti per vari minuti (ma che sembrano una eternità a chi osserva). Ci domandiamo se serva a rinsaldare l’idea che il protagonista è un adolescente: quale mezzo migliore che un “selfie prolungato”? Eppure ci rendiamo presto conto che questa spiegazione non regge, in quanto il selfie ha per fine ultimo la condivisione, ma la missione del protagonista è assolutamente segreta. Ma forse è proprio questo il senso che anticipa una tendenza degli anni a venire: il piacere di riprendersi e basta, per il puro gusto di farlo. Il like ce lo faremo da noi in futuro, per il puro gusto di dirci: mi piaccio.
Gli autori del film hanno poi scelto di dotare Spider-Man di un gadget meraviglioso, una bellissima tuta iper-tecnologica. Splendido no? Non proprio.
Bisogna ricordare che la tuta dell’uomo ragno è sempre stata solo una tuta e nient’altro, qui invece diventa un’ “arma” imprescindibile.
Se Batman ha bisogno della sua tuta per tenerci infilati i suoi gadget senza i quali non sarebbe Batman, Spider-Man non ha mai avuto bisogno di un abito ad alta tecnologia per sentirsi un supereroe, per di più una tuta con un assistente vocale che lo aiuta a orientarsi e a scegliere le varie opzioni tecniche di questa super uniforme neanche fosse un Iron Man qualunque.
Se si concede l’uso di tanto high tech, l’uomo ragno in quanto supereroe dotato della più grandi abilità sovrannaturali sì, ma non tecnologiche, ha più ragione di esistere? lo hanno deprivato del suo tratto peculiare, la sua intelligenza o se volete il suo sesto senso da ragno. L’uomo ragno basava la sua forza sulle sue capacità innate, non su quelle messe a sua disposizione dall’evoluzione elettronica. Questo film ha reso Tony Stark, ovvero Iron Man, responsabile della creazione e del potere di Spider-Man: è lui che gli ha costruito la tuta iper-tecnologica ed è lui che gliela può togliere in qualunque momento.
Come dire chiunque potrebbe essere potenzialmente SpiderMan se avesse a disposizione una tale tuta. Difatti il povero uomo ragno se una volta riusciva a intuire una minaccia imminente, ora ha perso questa capacità. Per di più, in caso di pericolo, come avviene puntualmente nel film, se la tecnologia in quel momento non è disponibile si ritrova quasi spacciato. Il messaggio che si vuole dare è: senza tecnologia siamo perduti! Ma il vero messaggio che arriva è una sensazione di disorientamento: abbiamo paura di un mondo nel quale passa l’idea che senza tecnologia tutto è perduto.
Insomma alla fine si è visto un film su Spider-Man dove Iron Man e la sua tecnologia hanno dominato, tanto da far sembrare il povero Spider-Man debole e incompetente, ma soprattutto dipendente dal potere tecnologico quando nei fumetti non c’è neppure una briciola di quella sofisticatezza.
Ma per non farsi mancare niente delle profonde vocazioni della modernità che avanza, il regista ha trasformato zia May, l’originale un’anziana signora dai capelli grigi, nell’oggetto di desiderio sessuale di tutti quelli che la incontrano: perché, ci insegna la morale di questo nuovo millennio, la gioventù è una questione mentale non fisica, dunque anche le ziette possono essere super sexy, basta dargli volto e sembianze di Marisa Tomei (l’attrice che ha interpretato il personaggio in questione).
Altro punto dolente del film: ma l’oggetto delle brame del protagonista deve essere sempre una giovanissima studentessa mozzafiato? Perché non ci si può innamorare della più intelligente? Della ragazza più spiritosa? O semplicemente di una qualunque?
Ma in fondo lui è Spider man si dirà, e in un certo senso può anche permetterselo. Ma la cosa davvero inspiegabile è che la sceneggiatura manca di qualunque tipo di espediente che possa giustificare anche solo un filino di chimica tra i due, i quali invece passano dalla fase friendly a quella romantica con la stessa facilità con la quale si piazza un emoticon con il cuoricino in un messaggio su Whatsapp.
Tanto che viene il sospetto che tutti gli sceneggiatori forse non abbiano mai veramente avuto esperienze concrete nel mondo reale, e che usino solo Tinder o altre dating-app dove basta rispondere “sì usciamo” e pare già una conquista andata in porto. Insomma, se anche da film come questi si possono leggere le tendenze future c’è da davvero da mettersi le mani nei capelli.

di Cristian Martini Grimaldi

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21 novembre 2018

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