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Händel e Roma

· Nel terzo centenario della permanenza del compositore in Italia ·

Verrà presentato lunedì 12 febbraio presso l’Istituto Patristico Augustinianum a Roma il volume di Ursula Kirkendale Georg Friedrich Händel, Francesco Maria Ruspoli e Roma (revisione di Warren Kirkendale, traduzione di Giorgio Monari, Lucca, Libreria Musicale Italiana, 2017). Il libro ricostruisce dettagliatamente, con documenti scoperti nell’Archivio Segreto Vaticano, le attività di Händel a Roma tra il 1706 e il 1708. Dopo l’introduzione di Giorgio Monari, sono previsti interventi di Johann Herczog sul volume, e di Warren Kirkendale (di cui pubblichiamo stralci), sugli enigmi della storia della musica e dell’arte risolti dalla moglie Ursula, l’Offerta musicale di J. S. Bach e la Tempesta di Giorgione. Seguirà un concerto di cantate composte da Händel per Francesco Maria Ruspoli. 

Alessandro Piazza, «Reggimento Ruspoli» (dettaglio con Händel e altri musicisti, 1708-09)

Il soggiorno di Händel in Italia rappresenta uno dei capitoli più interessanti nella storia della musica e da molto tempo ormai affascina gli studiosi, particolarmente gli oltremontani. I saggi pubblicati in questo volume danno, tra l’altro, un panorama delle pubblicazioni che li hanno preceduti e nella prefazione non resta che commentare quelle che sono state le reazioni successive. Un libro come questo, che ristampa quasi esclusivamente informazioni originali su un great master, scoperte dall’autrice ormai da tempo, si può considerare oggi un unicum. Prima della pubblicazione di The Ruspoli Documents on Händel nel 1967, non si sapeva quasi nulla né sul soggiorno di Händel a Roma né sul ruolo fondamentale di Francesco Maria Ruspoli come mecenate nella storia della musica. Questo è quanto già emergeva con la ricostruzione effettuata per la prima volta, dalla stessa autrice, nel libro del 1966 su Antonio Caldara (il successore di Händel presso il Ruspoli). I saggi tradotti adesso in italiano, come primo e terzo capitolo di questo volume, sono tra i lavori più citati nella letteratura su Händel, sin da subito dopo la loro prima pubblicazione. Fra gli effetti più graditi c’è stata anche la fondazione del Concorso Internazionale Francesco Maria Ruspoli per musicisti e musicologi nel 2009 e della serie Miscellanea Ruspoli nel 2011 a sostegno della musicologia e della musica barocca italiana, che hanno acquistato, in pochi anni, una reputazione internazionale. È un’ottima iniziativa privata in un periodo in cui lo stato fa pochissimo per la cultura.
Un’altra pregevole conseguenza è quel capolavoro che è il documentario di 45 minuti Handel in Rom, girato da Olaf Brühl (Berlino) e trasmesso dallo Zweites Deutsches Fernsehen per la prima volta il 24 dicembre 2006, proprio nel terzo centenario dell’arrivo di Händel nella città eterna — lo ha visto anche il Papa musicofilo Benedetto XVI —, e molte altre volte in seguito, come, fra l’altro, durante gli Hallische Händel-Festspiele e presso l’Istituto storico germanico di Roma. Poiché questa città — con i suoi palazzi, chiese, giardini, il sole e la variopinta vita delle sue strade — è un paradiso per i fotografi e poiché Händel ha composto molte delle sue musiche migliori proprio qui, Brühl, grande amico di Roma e di Händel, ha potuto garantirsi un eccellente lavoro fotografico e una magnifica selezione musicale (con due sole eccezioni: i due controtenori e il triviale coro finale del Rodrigo, opera di un esordiente).
Sempre nell’occasione del terzo centenario dell’arrivo di Händel a Roma, si sono svolti in questa città, nell’arco di pochi giorni, non meno di due convegni sull’argomento, presso l’Istituto storico germanico e l’Accademia di Santa Cecilia. Sono emerse informazioni sull’ambiente di Händel e sui compositori contemporanei a Roma, ma nessun nuovo dato biografico, nessun nuovo documento su Händel. Lo stesso vale per un volume recentissimo di saggi sulle cantate del barocco romano. Sembra che le fonti siano già esaurite, con l’eccezione del diario del principe Anton Ulrich di Sassonia-Meiningen, portato alla luce solo nel 2009 da Rashid S. Pegah e usato estesamente da Juliane Riepe nel 2013. Questo è l’unico nuovo documento d’archivio sulla permanenza di Händel in Italia — di una qualche sostanza — comparso dopo le pubblicazioni di Ursula Kirkendale.

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