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Haiti tra elezioni ed emergenza

· La vittoria di Martelly nel ballottaggio per la presidenza ·

La vittoria di Michel Martelly nel ballottaggio del 20 marzo scorso per la presidenza di Haiti — i risultati definitivi saranno proclamati il 16 aprile, ma quelli provvisori diffusi dal consiglio elettorale non sembrano lasciare dubbi — si presta a una duplice lettura. Da un lato mette fine a un’incertezza politica più volte degenerata nei mesi scorsi in violenze, ma dall'altro sembra lasciare irrisolti gli interrogativi sulla possibilità del Paese di voltare pagina e di uscire da una crisi che già nel 2008 portò a rivolte della fame e che il terremoto dell'anno scorso ha reso spaventosa.

Secondo i risultati provvisori, Martelly, candidato da Repons Peyizan e conosciuto finora soprattutto come cantante di successo, ha riportato una netta vittoria, con il 67,57 per cento, su Mirlande Manigat, candidata del Rassemblement des Démocrates Nationaux Progressistes, che si è fermata al 31,74 per cento. Il dato appare tanto più significativo se si considera che in un primo momento Martelly era risultato addirittura escluso dal ballottaggio. La commissione elettorale, infatti, lo aveva classificato terzo, dietro alla stessa Manigat e a Jude Célestin, candidato della piattaforma Inite, quella del presidente uscente René Préval. Dopo accuse di brogli e di irregolarità, sfociate in disordini, l'Organizzazione degli Stati americani (Osa) aveva imposto un riconteggio che aveva portato Martelly al ballottaggio, escludendo Célestin.

In questa tornata elettorale, però, si è rinnovato anche il Parlamento e ne è uscita rafforzata proprio la Inite, diventata la prima forza politica del Paese, sebbene senza la maggioranza assoluta. Ciò significa che Martelly dovrà confrontarsi con un Parlamento dominato dall'opposizione. Va comunque detto che sulla rappresentatività tanto del presidente quanto del Parlamento incide la scarsa partecipazione al voto. Al primo turno si erano recati alle urne appena il 20 per cento degli elettori. Sul ballottaggio mancano ancora i dati ufficiali, ma l'affluenza non sembra essere stata maggiore.

Inoltre sembrano destinati a giocare un ruolo anche l'ex dittatore Jean Claude Duvalier, meglio conosciuto come Baby Doc, e l'ex presidente Jean-Bertrand Aristide. Baby Doc, restò al potere dalla morte del padre, il precedente dittatore François Duvalier, detto Papa Doc, nel 1971 fino al 1986. In piena campagna elettorale è rientrato in patria dopo venticinque anni di esilio in Francia, dicendosi deciso a riassumere un ruolo politico. Per il momento, comunque, è agli arresti domiciliari in ospedale dove si è fatto ricoverare, dato che il suo rientro ha rimesso in moto procedimenti giudiziari per crimini contro l’umanità, oltre che per appropriazione indebita di fondi pubblici. Ma un ruolo sembra destinato ad averlo. Tra l'altro, lo stesso Martelly, che pure ha basato la sua campagna elettorale cavalcando il malcontento popolare nei confronti dei vecchi dirigenti politici, ha legami con i gruppi di potere che hanno sempre fatto riferimento ai Duvalier e non ha escluso di voler nominare Baby Doc suo consigliere.

Da parte sua, Aristide, allontanato nel 2004, dopo una sollevazione armata, con un intervento congiunto franco-statunitense e che a sua volta ha trascorso sette anni di esilio in Sud Africa, vuole porsi di nuovo alla guida dei suoi sostenitori, tuttora ritenuti da molti osservatori la maggioranza della popolazione.

Nel frattempo resta incerta la prospettiva di ripresa di Haiti. La ricostruzione dopo il terremoto dipende in pratica dal sostegno della comunità internazionale, in grave ritardo nell'adempimento delle promesse fatte. Quindici mesi dopo il sisma, due milioni di haitiani sono ancora nelle tendopoli, mentre non si riesce a fermare l'epidemia di colera scoppiata in estate e peggiora la condizione economica di una popolazione già tra le più povere del mondo. Nelle ultime due settimane ci sono pesanti rincari dei carburanti e dei generi alimentari. Il prezzo La benzina è più che raddoppiato, passando da 95 a 200 gourdes al gallone (da 2,4 a 5 euro ogni 3,79 litri), mentre gasolio e kerosene sono rincarati del 30 per cento. Il sacco di farina è passato da 1.500 a 2.000 gourdes. E la somma di incertezza politica, mancata ricostruzione e aumento del costo della vita, potrebbe rigettare il Paese nelle rivolte della fame del 2008.

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