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Haftar si chiama fuori
dal dialogo libico

· Dichiarati scaduti gli accordi di Skhirat ·

Rischia di inasprirsi in Libia la spirale della violenza. Per il generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica e del governo con sede a Tobruk, l’accordo politico libico firmato il 17 dicembre 2015 in Marocco è ormai scaduto. Il 17 dicembre — ha detto il generale in un discorso trasmesso in televisione — «è la data di una svolta storica e pericolosa» con «la scadenza dell’accordo politico libico». 

Sostenitori di Haftar a Bengasi (Reuters)

Tutte le entità nate da quell’accordo, e dunque il governo di Tripoli internazionalmente riconosciuto, «perdono automaticamente la loro legittimità, contestata già dal primo giorno della loro entrata in carica» ha spiegato Haftar. Nel suo messaggio il generale ha menzionato «un graduale deterioramento di tutte le questioni sociali senza eccezioni, che potrebbe influire sulle parti regionali e internazionali e aprire le porte a ogni scenario». Poi ha aggiunto: «Rifiutiamo categoricamente le minacce e ci impegniamo davanti al popolo a proteggere e difendere le istituzioni. Allo stesso tempo diciamo “no” al fatto che l’esercito si sottometta a un’autorità, tantomeno se non eletta dal popolo». Haftar è uomo vicino non solo all’Egitto di Al Sisi, ma anche a Mosca. Lo scorso agosto — per la terza volta nel 2017 — il generale si è recato a Mosca per incontrare il presidente Vladimir Putin. Dal canto suo, il Cremlino gioca ovviamente la carta libica per avere maggiore influenza nell’area del Mediterraneo. L’accordo siglato due anni fa a Skhirat, in Marocco, sotto l’egida dell’Onu, ha dato vita al governo di accordo nazionale attualmente guidato da Fayez Al Sarraj per un mandato di un anno rinnovabile una sola volta.

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