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Haftar estende il fronte
e attacca Sirte

· ​La città è un importante punto strategico ·

Forze dell’esercito di Tripoli (Reuters)

Khalifa Haftar estende la sua offensiva nell’ovest della Libia. Il maresciallo ha infatti aperto ieri un nuovo fronte puntando su Sirte, città natale di Gheddafi, ma, soprattutto, chiave di accesso strategico all’omonimo golfo che le milizie di Misurata strapparono al sedicente stato islamico (Is) nel 2016. Dopo quasi 40 giorni di conflitto, che ha provocato oltre 450 morti, 2000 feriti e 60.000 sfollati, Haftar sta muovendo le sue truppe su più direzioni, con l’obiettivo di dare la spallata decisiva al governo di Fayez al Sarraj, che difende la capitale. Mentre un aereo dell’aviazione colpiva Zawiya, 50 chilometri a ovest di Tripoli, dove sorge la principale raffineria del paese, uccidendo, secondo quanto hanno denunciato i media governativi, tre civili, contemporaneamente Haftar ha disposto un ingente schieramento in direzione di Sirte, 450 chilometri verso est. La conquista di Sirte consentirebbe di controllare tutta l’area dove si trovano i due grandi terminal petroliferi di Ras Lanuf e Sidra. Per difendere la città il governo di Tripoli ha già schierato pattuglie nei sobborghi. E i militari della Protection Force hanno assicurato che «respingeranno ogni attacco delle milizie orientali». Sarraj sta tentando di rispondere colpo su colpo, anche sul fronte diplomatico. Dopo aver compiuto nei giorni scorsi un giro nelle principali capitali europee (Roma, Berlino, Parigi e Londra) — chiedendo un sostegno «senza esitazioni» all’unico governo riconosciuto dall’Onu — il primo ministro libico è diretto a Bruxelles, dove nelle prossime ore incontrerà Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, a margine del Consiglio degli Affari esteri dell’Ue. Nella capitale belga è previsto anche un intervento, per aggiornamenti sulla situazione in Libia, dell’inviato delle Nazioni Unite per il paese nordafricano e capo della missione di supporto dell’Onu Unsmil, Ghassan Salamé.

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19 ottobre 2019

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