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Nato
in mezzo all’impurità

· ​Il bambino Gesù nella grotta di Betlemme ·

Pubblichiamo ampi stralci dell’omelia pronunciata dal vescovo di Gozo (Malta) nella messa della notte di Natale

San Luca dice che Gesù, il Figlio di Dio, è nato in una stalla a Betlemme e che lo deposero in una mangiatoia, perché non c’era posto per Maria e Giuseppe nell’albergo. Se ci fosse stato qualcuno che avesse aperto al momento in cui Giuseppe e Maria bussarono, sicuramente Gesù sarebbe potuto nascere in un luogo più decente per una creatura umana. Mi viene in mente ciò che Giovanni ha scritto nel prologo del suo Vangelo: «Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto». Non l’hanno accolto non solo perché non avevano posto in quanto il censimento aveva richiamato più persone del solito, ma anche perché avevano visto che Maria stava per partorire di lì a poco. Gli ebrei preferirono non essere contaminati dalle impurità altrui. Per osservare la Legge, gli ebrei hanno cacciato via chi era immondo.
Non soltanto gli ebrei hanno avuto questo atteggiamento di emarginazione dell’immondo. Tanto che oggi come oggi anche noi siamo “classisti”. Vale anche all’interno della Chiesa, addirittura quando si raduna l’assemblea liturgica, ci capita di essere classisti nel senso che giudichiamo chi è puro e chi è impuro o si trova in uno stato impuro, da chi è peccatore e da chi è santo. Coloro che, a nostro giudizio, non sono immondi, sono i benvenuti e per loro le porte sono spalancate; ma è povero colui che qualche volta si è sporcato o inquinato a causa di qualche errore compiuto. Per tanti di noi questi ultimi vanno scansati e tagliati fuori dalla comunità.
Con il nostro atteggiamento classista, noi innestiamo in coloro che hanno qualche macchia per il loro passato quel sentimento di emarginazione. Ecco perché chi è immondo ci pensa due volte prima di decidere di entrare. Ci pensa eccome, prima di mettere un piede nelle nostre chiese, perché sa che abbiamo questa cultura, per non dire convinzione.

di Mario Grech

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18 febbraio 2019

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