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Una chiave di lettura della storia europea

· Nei discorsi del Pontefice a Strasburgo ·

Un viaggio breve, brevissimo. Circa quattro ore sul suolo francese. Il più breve nella storia dei viaggi internazionali dei Pontefici. Poche cerimonie. Tutto il tempo è stato dedicato ai due grandi discorsi al Parlamento Europeo e al Consiglio d’Europa: una chiave di lettura della nostra storia di oggi, l’occasione per indicare una via, per sferzare le coscienze, per proporre una cooperazione. Ha parlato con forza Papa Francesco a un’Europa «ferita» e «stanca» alla quale ha chiesto di recuperare il suo vigore e di tornare a essere protagonista dello «sviluppo culturale» dell’umanità.

Papa Francesco è qui per parlare all’Europa, alle istituzioni e ai popoli, ai governanti e alle persone. A cento anni dalla prima grande guerra che ha devastato popoli e coscienze e che ha conquistato il terribile appellativo di mondiale, si lancia il messaggio per un’altra battaglia. Non c’è un territorio da conquistare, c’è l’uomo da salvare. L’uomo che chiede dignità, lavoro, giustizia, solidarietà, in uno sviluppo che non può essere esclusivamente scandito dalle regole del guadagno. L’uomo che non può essere solo un «soggetto economico», ma «persona dotata di una dignità trascendente».

Dopo l’esecuzione degli inni vaticano ed europeo, Francesco in auto si è diretto verso l’ingresso d’onore, l’Espace Mariana De Pineda, preceduto dal presidente Schulz. Una volta presentate le due delegazioni, i quattordici membri del bureau del Parlamento e gli otto presidenti dei gruppi politici dell’assemblea, il Papa è salito al primo piano. Qui ha salutato Elma Schmidt, la donna tedesca — oggi ultranovantenne — che nel 1986 lo ospitò durante la sua permanenza a Francoforte sul Meno.

Poi, davanti al Salone protocollare, ha firmato il Libro d’oro degli ospiti d’onore, scrivendo di suo pugno queste parole: «Auguro che il Parlamento europeo sia sempre più la sede dove ogni suo membro concorra a far sì che l’Europa, consapevole del suo passato, guardi con fiducia al futuro per vivere con speranza il presente». 

di Maurizio Fontana

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15 ottobre 2019

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