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Ha offerto se stessa
per la santità dei sacerdoti

· A Città del Messico è stata beatificata María Concepción Cabrera ·

Nel pomeriggio di sabato 4 maggio il cardinale prefetto della Congregazione delle cause dei santi ha celebrato a Città del Messico, a nome di Papa Francesco, la messa per la beatificazione di María Concepción Cabrera. Di seguito una nostra traduzione dell’omelia pronunciata dal porporato in spagnolo.

«Così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di [...] conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza» (Ef 3, 17-19).

Cari fratelli e sorelle,

Con queste parole, che abbiamo ascoltato nella seconda lettura, san Paolo esorta i cristiani di Efeso ad aprire generosamente il cuore all’amore di Cristo, l’unico capace di dare un senso pieno a tutta la nostra vita. L’invito dell’apostolo è stato accolto in pienezza da María Concepción Cabrera, familiarmente denominata Conchita; una figura meravigliosa nelle differenti sue angolazioni di sposa, madre, vedova, ispiratrice di istituti religiosi e di iniziative apostoliche. La bellezza e la forza della sua testimonianza consiste nell’avere scelto, sin dall’adolescenza, di consacrarsi all’Amore assoluto: Dio. Scegliere Dio come Amore assoluto significa abbracciare la sua volontà che a Conchita si manifestò immediata e chiara: sarai sposa e madre! Come per Maria, la madre di Gesù, anche per Conchita la felicità consistette non nel dar seguito alle proprie ispirazioni, pur sante, ma nel conformarsi al progetto di Dio su di lei. Ella ha dunque accettato di vivere con dedizione totale la sua esperienza di moglie e di madre. Ha accettato la responsabilità di una fedeltà continua, di una maternità che si è rinnovata per nove volte, di un compito di educatrice di figli che sarà logorante, ma bello. Si mostrava preoccupata della loro crescita umana e soprattutto spirituale: una sollecitudine materna per ognuno di loro; vero modello di madre, pronta ad incoraggiarne i lati positivi e correggerne i difetti.

L’aspirazione continua della sua esistenza fu vivere “in” questo mondo, ma non vivere “di” questo mondo. Radicata «nell’amore di Cristo che supera ogni conoscenza», ravviverà la sua missione di madre e di sposa. Animata da profonda fede e da smisurata carità, da una parte si incamminerà in lungo itinerario ascetico e mistico, dall’altra si lascerà consumare da uno zelo instancabile che insieme alla sua fervida fantasia creatrice la porterà a far sorgere nuove famiglie di vita consacrata nella Chiesa.

L’amore per Dio. Parlava di Dio in modo convincente e con naturalezza, così da palesare il suo ardente amore per Lui. Fin dalla giovinezza si è sforzata di trasmettere la fede agli altri, anche attraverso i suoi scritti. Vivo era in lei il desiderio di conformarsi totalmente al volere di Dio. Pertanto, alimentava la sua fede con una intensa e costante preghiera, sua vera forza spirituale, alla quale dedicava anche parte della notte, con interminabili ore di adorazione davanti al Santissimo Sacramento. Aveva abitualmente la consapevolezza di essere alla presenza del Signore, per questo viveva in costante atteggiamento interiore di orazione. L’unione con Dio era caratterizzata anche da una profonda esperienza di unione mistica a Cristo, da cui scaturiva una generosa maternità spirituale nei confronti delle anime.

Dal suo amore per Dio nasceva il tormento continuo di amare il prossimo, diffondendo ovunque il messaggio dell’amore di Cristo. Il suo cuore ardeva di una straordinaria sollecitudine materna per quanti si trovavano in condizioni di bisogno e di fragilità. Non c’era problema che non cercasse di risolvere, non c’era indigenza che non cercasse di soccorrere. Incessante la sua sollecitudine per i poveri: voleva essere povera tra i poveri, adeguandosi a loro anche nell’aspetto esteriore per condividerne il disagio di vita e così soccorrerli meglio. Si dedicava con generosità anche alle opere di misericordia spirituali: visitava malati e moribondi, dando loro consigli spirituali.

La beata María Concepción Cabrera, unico caso nella storia delle fondazioni religiose, ispirò e promosse cinque Istituti, definiti le “opere della Croce”: due congregazioni religiose e tre opere apostoliche, senza assumerne né il ruolo di fondatrice né, tanto meno, la carica e i poteri di superiora generale. Esse sono: l’Apostolato della Croce, le religiose della Croce e del Sacro Cuore di Gesù, l’Alleanza dell’amore con il Sacro Cuore di Gesù, la Lega apostolica, i Missionari dello Spirito Santo. A queste opere va aggiunta la Crociata delle anime vittime.

«Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt 16, 25). Questa frase del Vangelo rimase impressa nella mente della beata e trovò piena applicazione nella sua vita. Il fiorire delle opere non si può spiegare se non nella logica del Vangelo che trasforma in vita ogni apparente morte di se stessi. Ella ha suscitato le “opere della Croce” con i suoi scritti spirituali, ma soprattutto con la sua testimonianza di vita: ha preso su di sé ogni giorno la sua croce per seguire Gesù. E quali croci! Solo dopo sedici anni di matrimonio perde lo sposo, per la cui perdita provò una grandissima sofferenza tanto da farla esclamare: «Ho sentito il bisturi divino nella mia anima... Durante quei giorni, me ne andavo vicino al tabernacolo per attingervi sostegno e forza». Ma la sofferenza si fa ancora più grande alla morte di ben quattro figli. Eppure ogni volta, dinanzi al dolore non perde la serenità, non smarrisce la fiducia in Dio, lei guarda al Crocifisso e come «fedele eco della Madre Dolorosa», impara a offrire il dolore presentandolo al Padre per il bene del mondo e per la Chiesa. È consapevole che ogni dolore piccolo o grande è già stato vissuto da Gesù sulla croce e in lui può trovare forza e significato. La nostra beata ha compreso perfettamente la scienza della croce. Essa richiede che sul Calvario del dolore, presente nell’umanità di ogni epoca, ci siano le croci di quanti si uniscono volontariamente al sacrificio di Cristo.

Il suo forte desiderio apostolico era quello di salvare le anime, di convertire i peccatori per la cui salvezza offriva i suoi volontari patimenti. Ma la sua più grande preoccupazione, che costituiva quasi una “ossessione”, era per la santità dei sacerdoti per i quali ha pregato e sacrificato se stessa. Quanto necessaria e quanto attuale questa missione! In questi ultimi tempi, la Chiesa ha vissuto momenti turbolenti e laceranti a causa degli scandali di vescovi, sacerdoti e religiosi che ne hanno deformato il volto e minato la credibilità. Di fronte a questo scenario doloroso, alcuni fedeli hanno iniziato a perdere la fiducia nella Chiesa, altri l’hanno colpita aumentandone le ferite. Ma l’atteggiamento giusto è quello che ci insegna la nuova beata: sostenere con la vicinanza spirituale e con la preghiera quanti vivono ogni giorno la propria vocazione in fedeltà e abnegazione. Si tratta della stragrande maggioranza di persone consacrate che offrono una limpida testimonianza di fede e di amore. Ciò non esime dal dovere di combattere gli abusi e gli scandali di ogni genere, inducendo quanti sbagliano a svegliarsi da una vita ipocrita e perversa. Come ci ha ricordato il Santo Padre Francesco: «La forza di qualsiasi istituzione non risiede nell’essere composta da uomini perfetti ma nella sua volontà di purificarsi continuamente; nella sua capacità di riconoscere umilmente gli errori e correggerli; nella sua abilità di rialzarsi dalle cadute» (Discorso alla Curia romana, 21 dicembre 2018).

I momenti difficili e dolorosi che la portavano a configurarsi sempre più a Cristo sulla croce, non le facevano perdere la sua naturale giovialità. Indice questo della sua totale comunione con Dio di cui sperimentava concretamente la paternità. La sua casa era piena di gioia e di animazione: semplicità, dolcezza, affabilità erano tratti principali del suo carattere. «La mamma sorrideva sempre», testimoniano i suoi figli. Segnata di amore alla volontà di Dio, era aperta con animo sereno a quanto il Signore disponeva nella gioia e nel dolore. Ci si trova davanti ad una donna di forte personalità, fornita di doti eccezionali, sia umane che cristiane. Una donna di preghiera e di zelo apostolico che, precorrendo i tempi, trova in sé la forza morale per imporsi come leader nel campo sociale e nell’ambiente ecclesiale. Ha saputo realizzare una magnifica sintesi di contemplazione e di azione: le figure evangeliche di Marta e Maria si trovano fuse e sincronizzate nell’esistenza della nuova beata. Ella si presenta a noi oggi, specialmente alle donne, come un modello di vita apostolica: prega e agisce, ha la mente fissa al cielo e gli occhi rivolti alla terra; adora ed esalta la grandezza di Dio e si occupa delle miserie e delle necessità degli uomini.

Sappia la Chiesa che è in Messico imitarne lo sguardo profetico e il cuore aperto ai fratelli, con una generosa opera apostolica che trova la sua radice nella fede cristiana, sublime patrimonio morale e culturale di questa Nazione. Con la sua intercessione, ci aiuti ad ascoltare le odierne voci imploranti di quanti sperimentano una povertà spirituale o materiale e rispondere ad essa con quella fantasia della carità che contraddistingue i fedeli discepoli del Vangelo. Per questo la imploriamo: beata María Concepción Cabrera, prega per noi!

di Angelo Becciu

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19 ottobre 2019

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