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Ha costruito la pace

· Il Papa per la beatificazione di monsignor Romero ·

È il tempo favorevole per una vera riconciliazione nazionale

«Monsignor Romero ha costruito la pace con la forza dell’amore», testimoniando «la fede con la sua vita fino all’estremo». È il profilo spirituale tracciato da Papa Francesco in occasione della beatificazione dell’arcivescovo assassinato nel 1980 mentre celebrava la messa. Sabato 23 maggio, a San Salvador, il rito è stato presieduto in rappresentanza del Pontefice dal cardinale Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi. 

Ma il Papa ha voluto unirsi alle centinaia di migliaia di fedeli presenti al rito anche con una lettera inviata all’attuale successore di Romero, monsignor Escobar Alas, nella quale ricorda l’attenzione privilegiata del nuovo beato per gli ultimi del Salvador. «In questo bel Paese centroamericano, bagnato dall’Oceano Pacifico, il Signore ha concesso un vescovo zelante», scrive Francesco. Infatti egli «in tempi di difficile convivenza, ha saputo guidare, difendere e proteggere il suo gregge, restando fedele al Vangelo e in comunione con tutta la Chiesa», impegnandosi in particolare per i poveri e gli emarginati. Ecco perché la beatificazione costituisce una «festa per la Nazione salvadoregna, e anche per i Paesi fratelli latinoamericani».

Attualizzando poi la testimonianza del nuovo beato, il Papa ha evidenziato come la sua voce continui «a risuonare oggi per ricordarci che la Chiesa è famiglia di Dio, dove non ci può essere divisione» e che «la fede in Gesù, correttamente intesa e assunta fino alle ultime conseguenze, genera artefici di pace e solidarietà». Da qui l’esortazione a «quanti hanno monsignor Romero come amico nella fede», invocandolo «come protettore e intercessore», affinché «trovino in lui la forza e il coraggio» di lavorare a «un ordine sociale più equo e degno». Anzi «è il momento favorevole per una vera e propria riconciliazione nazionale». E il Papa vuole partecipare alle speranze dei salvadoregni, unendosi alle loro preghiere, «affinché germogli il seme del martirio» di monsignor Romero e «si rafforzino negli autentici cammini i figli e le figlie di questa Nazione» che porta «il nome del divino Salvatore».

Da parte sua il cardinale Amato ha messo in risalto che il martire Romero è «luce delle nazioni». Infatti «se i suoi persecutori sono spariti nell’ombra dell’oblio e della morte — ha rilevato durante il rito — la memoria di Romero continua a dare conforto a tutti i derelitti».

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26 maggio 2019

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