Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Ha aperto a Dio i confini della propria vita

· La beatificazione di Chiara Luce Badano ·

Com'è possibile che una ragazza di soli diciotto anni, in questo secolo così caratterizzato dal relativismo e da forti problemi esistenziali, soprattutto per la gioventù, venga additata dalla Chiesa come modello di vita e accolta come tale?

Chi è Chiara Badano? La giovane focolarina che nel pomeriggio di sabato 25 viene beatificata a Roma, nasce il 29 ottobre a Sassello, provincia di Savona, diocesi di Acqui, dopo undici anni di matrimonio da Maria Teresa e Ruggero Badano.

Bella, aperta, gioiosa, intelligente, mostra subito un carattere pronto e determinato che, rispondendo alla grazia di Dio e lavorando se stessa, renderà tutto dono e ascolto, specie degli ultimi e dei lontani.

Importante l'opera educativa della mamma che fin da piccola le insegna a conoscere Gesù attraverso le parabole del Vangelo e a corrispondere al suo amore; dirgli «sempre sì», come ha scritto in un'agendina. Chiara cresce serena e a nove anni scopre il movimento dei Focolari; vi aderisce come Gen (Generazione nuova) e ne assimila l'ideale: mettere Gesù al primo posto per compiere, istante per istante, la sua volontà.

Terminate le medie inferiori, s'iscrive al liceo classico. Ha scelto il suo domani: diventare medico e andare in Africa per curare i bambini poveri. Piena di vitalità, esercita molti sport e ama trovarsi in compagnia di tanti amici ai quali — con spontaneità e senza mettersi in vista — passa il «messaggio» di Gesù.

Aveva scritto a tredici anni: «Ho riscoperto il Vangelo sotto una nuova luce. Voglio fare di questo magnifico libro l'unico scopo della mia vita. Come conosco l'alfabeto così devo vivere il Vangelo!». E a chi le suggerisce di mostrarsi elegante, risponde: «Io a scuola vado pulita e ordinata: ciò che conta è essere bella dentro!».

Tutto questo non è sempre facile: «Quant'è duro andare controcorrente!», affermerà alcune volte. Poi, la bocciatura in iv ginnasio la prepara alla grande prova: un lancinante dolore alla spalla sinistra durante una partita di tennis rivela un osteosarcoma, e dei peggiori, con metastasi già diffuse. Chiara, dopo venticinque minuti di silenzio doloroso risponde alla volontà di Dio, e non si tirerà più indietro: «Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch'io!». A ogni dolore ripete: «Per te, Gesù!». Così spiega la sua sofferenza: «Gesù mi smacchia con la varechina anche i puntini neri, così quando io andrò in cielo sarò bianca come la neve». Questa è l'opera della grazia, che compie meraviglie anche nei piccoli. Interventi, chemio e radioterapie, emorragie, paralisi alle gambe: nulla spegnerà il suo sorriso né le toglierà la pace, perché — afferma — «Gesù mi ama immensamente!». La totale fiducia in lui la porterà a ripetere alla mamma: «Fìdati di Dio, poi hai fatto tutto».

Desidera guarire, ritornare a scuola, ma non chiede il miracolo, perché le pare «non rientri nella volontà di Dio». Lei «sta al gioco di Dio»!

Purtroppo il male avanza e le cure non hanno più effetto. E, quando dai medici arriva una «sentenza» che non lascia speranza, afferma: «La medicina ha deposto le armi. Ora solo Dio può». Rientra definitivamente a casa nella sua mansarda, nel paesello che tanto ama. La cameretta è sempre centro d'incontri; il telefono è il mezzo per comunicare e tutta la giornata è una continua offerta: per chi va in Africa, per il Gen Rosso in tournée, per il Papa, per i partecipanti alla Giornata mondiale della gioventù a Santiago di Compostela, per la diocesi e per il suo vescovo col quale ha un rapporto filiale. Vari, infatti, gli incontri «speciali» , come tra padre e figlia. L'argomento? Sempre gli altri. Totalmente dimentica di sé e perennemente serena, tutta ascolto, tutta dono: «Andavamo da lei per confortarla e tornavamo noi rasserenati», ricordano gli amici.

Il tempo vola inesorabilmente. Chiara è pronta. Ma ha un desiderio: che la sua morte sia una grande «festa di nozze». Predispone con cura ogni particolare: sceglie i canti e le letture, i fiori — pochi perché si deve pensare ai bimbi dell'Africa — l'abito bianco da sposa. Non ha paura: va dallo Sposo amato e desiderato; in cielo lei sarà «tanto, tanto felice». Dopo una notte tribolata, un ultimo saluto alla mamma e la conferma: «Sii felice: io lo sono!». È l'alba del 7 ottobre 1990, festa della Madonna del rosario.

Ai funerali, celebrati dal vescovo, Livio Maritano, centinaia e centinaia di giovani s'uniscono agli abitanti del paese; tutti cantano; pur tra le lacrime, si prova pace e si sente gioia nel cuore. La fama di santità di Chiara «Luce» — come l'aveva chiamata Chiara Lubich per la luce dello Spirito Santo che vedeva nel suo sguardo — dilaga. Monsignor Maritano, l'11 giugno 1999, apre il processo diocesano di canonizzazione; verrà chiuso il 21 agosto 2000. Ha inizio la fase romana. Dopo un accurato lavoro e a seguito dell'approfondimento da parte della Congregazione delle Cause dei Santi, Benedetto XVI riconosce, il 3 luglio 2008, che la giovane Chiara Badano ha vissuto in grado eroico le virtù cristiane e le attribuisce il titolo di venerabile.

La straordinaria testimonianza cristiana di Chiara, già riconosciuta mentre era in vita, s'è diffusa ed è cresciuta sino a oggi, tanto da trasformare radicalmente l'esistenza di molte persone che riconoscono di dovere a lei il loro ritorno alla fede e ai veri valori. Da Sassello al Canada, a Hong Kong; dal carcerato all'oratoriano; dal focolarino al «giullare di Dio», innumerevoli i suoi «fans» e i bambini nati per grazia della sua intercessione o le bambine che portano il nome di Chiara Luce. Sì, perché Chiara Luce è veramente il faro della loro esistenza; un raggio di luce divina che si irradia sul mondo. In lei si realizzano le parole della Scrittura citate da monsignor Maritano nell'omelia per il suo funerale: «I giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro» ( Matteo , 13, 42). Chiara Badano, giovane del nostro tempo, amante della vita, ha saputo amare con l'amore di Dio, cioè senza confini. Ha posto Gesù alla base della sua breve esistenza, in un dono totale di pieno abbandono alla volontà del Padre. Ha saputo aprire i confini della vita quotidiana, abbracciando ogni creatura e facendo proprio l'ideale dell'unità.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

24 luglio 2019

NOTIZIE CORRELATE