Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Guidato da loro

· Il giornalista francese racconta il nocciolo della sua vita spirituale ·

«Devo molto alle donne per quanto riguarda la vita spirituale». Non era la prima volta che lo dicevo, ma quel giorno la mia interlocutrice mi chiese di dire di più, cosa che dunque ora faccio.

L’ho detto sicuro della mia intuizione. Pensandoci su, però, la cosa mi sorprende un po’. Molti uomini sono stati dei punti di riferimento importanti nel mio percorso spirituale: sacerdoti, religiosi, laici straordinari hanno contato molto nella mia vita cristiana, alquanto lunga, visto che ho quasi sessant’anni. 

Sono stati per me a volte fratelli, a volte più anziani. Si tratta in effetti soprattutto di uomini che mi hanno trasmesso una formazione biblica, teologica, spirituale. Il che si spiega in modo semplice: ho vissuto dodici anni in una piccola fraternità di tipo monastico, seguendo anche dei corsi in istituti universitari di teologia. Non ho avuto, dunque, a quel tempo tante occasioni d’incrociare formatrici. Allo stesso modo, sono stati dei sacerdoti, ma anche due laici d’eccezione (Jean Vanier e Jean-Paul Légasse), a essere stati per me accompagnatori spirituali generosi. Soprattutto in momenti difficili del mio percorso.

Prima di proseguire il mio discorso su ciò che ho ricevuto dalle donne nella mia vita di fede, devo dire ciò che devo loro nella vita, semplicemente. Di fatto, una cosa è legata all’altra.

Per raggiungere la maturità, ognuno deve situarsi nell’alterità radicale della differenza dei sessi. Adolescente negli anni post-Sessantotto, ero diviso tra le ingiunzioni di una società che esortava a “godere senza freni” e le mie percezioni di giovane cristiano che sentiva che la sessualità è al servizio dell’amore. Sono cresciuto con una certa paura della mia sessualità. In seguito, vari anni di psicanalisi, con una terapeuta donna, mi hanno aiutato a liberarmi da quella paura e a vivere meglio.

Più concretamente, ho spesso apprezzato come qualità femminili un approccio alla vita volto subito alla relazione, con una nota di realismo pratico — le donne dimenticano meno degli uomini le realtà del corpo — e un’esigenza particolare riguardo alla parola. Associo volentieri mia madre e mia moglie nel loro amore contagioso per la vita. Apprezzo il fatto di lavorare in un ambito professionale dove uomini e donne condividono compiti e responsabilità, in base non solo al loro sesso, ma anche alle loro competenze e ai loro doni personali: è un bene per tutti.

Parliamo ora della vita di fede. Nei vangeli sono le donne ad annunciare per prime la buona novella agli stessi apostoli. Il loro attaccamento a Gesù è reale mentre quello degli apostoli è innanzitutto verbale. Esse sono al posto giusto, al momento giusto. Come la maggior parte dei bambini, anch’io ho ricevuto da mia madre, e poi da altre donne, da catechiste, i rudimenti della fede in Cristo. In seguito, cercando di vivere la mia fede con gli altri, mi sono ritrovato in un contesto in prevalenza femminile.

Le donne hanno una domanda spirituale spontaneamente più viva di quella degli uomini. Alcuni vedranno in ciò il semplice riflesso di un’attribuzione datata di un ruolo sociale secondo i generi maschile e femminile. Agli uomini la vita pubblica, la visibilità, la rappresentanza nell’istituzione ecclesiale, alle donne lo spazio in casa, la cura dei bambini e la loro educazione di base. Quest’analisi non esaurisce, però, il tema di una certa asimmetria tra il soggetto maschile e quello femminile. «L’accoglienza della parola che una vita e un corpo di donna possono rappresentare è fantastica», afferma meravigliato lo psicanalista gesuita Denis Vasse. E io con lui.

Quando rifletto su ciò che devo alle donne nella mia vita spirituale, penso al dialogo spirituale che ho con alcune amiche, dialogo spesso ripreso, anche se non ci vediamo spesso. E penso soprattutto agli scritti di donne che non ho conosciuto. Per la mia formazione, e poi per il mio mestiere di giornalista in un giornale di spiritualità (Panorama, del gruppo Bayard) per circa dodici anni, sono entrato in contatto con molte opere della tradizione spirituale antica e contemporanea.

Ebbene, i testi che mi hanno più segnato, e che ho letto e riletto, sono quelli di tre donne: Teresa di Lisieux (1873-1897), Madeleine Delbrêl (1904-1964) ed Etty Hillesum (1914-1943). Quando dico “segnato”, intendo dire che quelle letture mi hanno aiutato a vivere. Mi sono sentito in comunione con Teresa, Madeleine ed Etty, nonostante gli anni che ci separano. Teresa era una monaca di clausura, Madeleine una convertita, che visse lavorando come assistente sociale a Ivry-sur-Seine, un sobborgo comunista. Quanto a Etty, giovane ebrea agnostica olandese, passò da almeno tre anni di una vita piuttosto dissoluta a una relazione intensa con Dio, in piena persecuzione nazista. Questi tre percorsi così diversi dicono lo stesso mistero di Dio, la sconvolgente carità di Dio accolta nella loro vita. Vissero in modo più vicino possibile a quanto dicevano, dedite all’amore che scoprivano, meravigliose nella loro fedeltà quando la prova le gettava nell’oscurità.

Ci sono anche uomini santi, con qualità simili, dei quali serbo attentamente il ricordo. Ma le donne parlano da donne. Quando vivono radicalmente il loro rapporto con Dio, appaiono come delle innamorate, in modo più spontaneo degli uomini. È proprio questo quello che mi offrono di più prezioso, penso. «Ogni essere umano, sia esso donna o uomo, è chiamato a una certa virilità rispetto alla sua natura, ma a una certa femminilità nel suo rapporto con Dio e con il prossimo», non temeva di scrivere il teologo ortodosso francese Olivier Clément.

Le donne incarnano la dimensione nuziale della vita battesimale, che riguarda sia gli uomini sia le donne. Parlano dello Sposo e sono spontaneamente immagine della Chiesa.

di Christophe Chaland

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

16 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE