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Guerra e propaganda

· L’Is attribuisce ai raid giordani la morte di una statunitense ·

Guerra e propaganda s’intrecciano sempre più strettamente sui fronti del Vicino oriente teatro della sfida del cosiddetto Stato islamico (Is). In Giordania si rafforza la determinazione a vendicare il pilota Muaz Kassasbe, arso vivo in una gabbia di ferro dal gruppo jihadista. Manifestazioni a sostegno della lotta contro l’Is hanno visto scendere in piazza ieri in tutto il Paese centinaia di migliaia di persone a partire dal re Abdullah ii bin Hussein e dalla regina Rania.

Combattente siriano ferito (Reuters)

Sempre ieri, dopo che fonti dell’opposizione siriana avevano riferito di trenta jihadisti uccisi in raid dell’aviazione di Amman su Raqqah, la loro principale roccaforte in Siria, l’Is ha sostenuto che in tali attacchi è stata uccisa la ventiseienne cooperante statunitense Kayla Jean Mueller, sequestrata nel 2013, che sarebbe l’unica vittima del bombardamento dell’edificio nel quale era tenuta prigioniera. Secondo la versione dell’Is, i caccia giordani avrebbero colpito durante la preghiera del venerdì, mentre i suoi combattenti erano tutti fuori dall’edificio.

L’Amministrazione di Washington ha espresso dubbi sull’autenticità della notizia. Il ministro dell’Interno giordano, Hussein Al Majali, ha parlato esplicitamente di una montatura, di «un’altra trovata di pubbliche relazioni», per cercare di spaccare la coalizione internazionale impegnata in Siria e in Iraq. Come noto, sul piano militare la coalizione, guidata dagli Stati Uniti, impiega al momento solo l’aviazione. Si moltiplicano, però, i segnali di possibili interventi di terra. Proprio dalla Giordania arrivano infatti conferme di mobilitazione di truppe al confine iracheno.

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15 novembre 2019

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