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Guerra aperta a Mogadiscio

· Attaccati il palazzo presidenziale e le sedi governative ·

Notte di guerra a Mogadiscio. Solo poche ore dopo che la comunità internazionale e l'Onu avevano ribadito il proprio sostegno al Governo di transizione somalo, i fondamentalisti hanno dato il via a una sanguinosa offensiva contro le sedi del potere ufficiale nella capitale. Ancora una volta si è scatenato il caos: centinaia di civili sono fuggiti dalle loro case, una ventina sono stati uccisi, più di trenta feriti.

Gli Shabaab, i fondamentalisti islamici somali legati ad Al Qaeda, hanno attaccato il palazzo presidenziale e altre sedi governative nei quartieri settentrionali di Mogadiscio. Per il momento, riferisce l'agenzia Ansa, sono stati fermati solo grazie all'intervento armato dei soldati delle forze di pace dell'Unione africana: gli uomini della missione internazionale Amisom hanno affiancato i soldati governativi. I ribelli islamici controllano già la maggior parte della Somalia e della capitale. Assente il presidente Sheik Sharif Ahmed — al vertice di Istanbul proprio per sollecitare il sostegno dell'Onu al suo fragile Governo creato nel gennaio dell'anno scorso — i miliziani hanno deciso di tentare un'ulteriore avanzata verso il cosiddetto «Kilometro Zero», strategico incrocio la cui conquista, rilevano gli analisti, aprirebbe la via verso il porto di Mogadiscio. L'attacco è stato condotto in forze, con armi pesanti e intervento della contraerea. Proiettili d'artiglieria hanno colpito zone residenziali nei dintorni del quartiere di Shibis e del mercato di Bakara. Da qui l'intervento armato dei soldati ugandesi e burundesi dell'Amisom. Un intervento necessario «perché noi siamo qui per proteggere le istituzioni governative», ha dichiarato un portavoce dell'Unione africana». Quindi ha aggiunto: «Questo è il nostro mandato. E questo intendiamo fare. C'è una linea rossa che dobbiamo difendere, una linea oltre la quale i ribelli non devono andare».

Diverso il bilancio degli scontri da parte delle forze in campo. Secondo gli Shabaab, sono stati uccisi decine di nemici, e le «loro postazioni, nella notte, sono cadute nelle nostre mani». Secondo l'Unione africana, i ribelli sono stati respinti con notevoli perdite. L'unica certezza è che, ancora una volta, i combattimenti hanno provocato altri morti, feriti e sfollati tra la già tormentata popolazione civile. Testimonianze concordi affermano che tra le vittime figurano cinque persone di una stessa famiglia: la loro casa è stata colpita in pieno da un colpo di mortaio. A centinaia fuggono abbandonando tutto. «Non si può restare con questi continui bombardamenti di artiglieria — afferma un uomo mentre sta per lasciare, con la famiglia, la propria casa —. Molti sono i morti, e se non fuggiamo, anche noi moriremo».

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