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Guardando
a quelle pagine di sangue

· ​L’ordinario militare Marcianò nel centenario dell'entrata in guerra dell'Italia ·

Gorizia, 25. «Nel giorno in cui rievochiamo l’entrata dell’Italia in un conflitto devastante e straziante, il nostro sguardo ci aiuta a dar voce al silenzio, ai sentimenti più profondi e commossi del cuore». 

Così, l’arcivescovo ordinario militare per l’Italia, Santo Marcianò, ha introdotto la sua invocazione per la pace. Parole pronunciate ieri, domenica, a Monte San Michele, in provincia di Gorizia, che fu teatro di tante sanguinose battaglie della Grande guerra. L’occasione è stata appunto la cerimonia commemorativa del centenario dell’ingresso nel conflitto, alla quale, tra gli altri, hanno preso parte il capo dello Stato, Sergio Mattarella, e il ministro della Difesa, Roberta Pinotti. 

Nella notte tra il 23 ed il 24 maggio di cento anni fa l’Italia entrava dunque nella prima guerra mondiale, evento devastante che ha lasciato sul campo 17 milioni di vittime, di cui oltre un milione e duecentomila italiani. Per il presule la severa lezione della storia, di quella che Benedetto XV definì «inutile strage», deve essere monito e guida anche per i nostri giorni. Perché «mai più» vengano scritte «pagine di guerra nel futuro della storia umana», come recita la speciale preghiera pronunciata nell’occasione. «Guardiamo — ha esortato il presule — alla storia: al passato, tragedia da non dimenticare; al presente, memoria da purificare; al futuro, storia che si può ancora e sempre cambiare. Guardiamo a quei confini che la guerra, nella sua follia, cercava continuamente di riconquistare: e quasi vi scorgiamo i lineamenti del volto della nostra Italia, le tracce di un’identità nazionale forte, ricca di cultura, arte, grandi valori; così, osiamo sognare un mondo in cui i confini non siano più trincee da difendere con forza, ma braccia da aprire, con accogliente fraternità».

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19 giugno 2019

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