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Guaidó chiede all’esercito
di far entrare gli aiuti

· ​Oltre trecentomila venezuelani rischiano la vita ·

Migranti venezuelani diretti in Colombia (Afp)

«Necessitiamo di tutto, non sappiamo come risolvere il nostro quotidiano. Ci sono bambini denutriti, persone che non hanno da mangiare. Abbiamo una sentenza di morte per 330.000 venezuelani. Chiedo a tutti di avere la forza necessaria per andare avanti». Così il leader dell’opposizione venezuelana, Juan Guaidó, riconosciuto da parte della comunità internazionale come presidente ad interim, è tornato ieri a lanciare un appello perché gli aiuti umanitari necessari possano raggiungere il paese, dopo che il presidente Nicolás Maduro ha ordinato la chiusura delle vie di accesso.

Oggi il direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, ha reso noto che una delegazione venezuelana è stata ricevuta in Segreteria di Stato. «È stata ribadita — ha detto Gisotti — la vicinanza del Santo Padre e della Santa Sede al popolo venezuelano, principalmente a quelli che soffrono. Inoltre, è stata sottolineata la profonda preoccupazione perché si trovi con urgenza una soluzione giusta e pacifica per poter superare la crisi, nel rispetto dei diritti umani e cercando il bene di tutti gli abitanti del Paese, evitando uno spargimento di sangue».

Guaidó ha accusato Maduro di «rendersi responsabile di un genocidio», impedendo l’arrivo degli aiuti e ha chiesto ai militari di lasciar passare i beni di cui la popolazione ha bisogno. «Dipende da voi non continuare ad agire in modo ridicolo come lo ordina il governo» ha detto il leader dell’opposizione rivolgendosi alle forze armate. «Bloccare gli aiuti umanitari lo fanno i responsabili di genocidio» ha aggiunto. Nei container bloccati ci sono medicine, cibo e generi di prima necessità.

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17 luglio 2019

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