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Grido d’allarme per lo Yemen

· Sempre più sanguinoso il conflitto tra governo e ribelli huthi ·

Il conflitto nello Yemen ha già provocato oltre 7000 morti e circa 37.000 feriti, secondo un nuovo bilancio reso noto dall’inviato speciale delle Nazioni Unite, Ismail Ould Cheikh Ahmed. Inoltre, almeno 21 milioni di persone su 25 milioni di abitanti hanno bisogno di un’assistenza medica, ha sottolineato l’organizzazione mondiale della sanità. In una dichiarazione fatta alla stampa prima di lasciare ieri la capitale yemenita Sana’a, l’inviato speciale dell’Onu ha affermato che «la situazione non può continuare così. 

Forze lealiste in difesa della città di Taiz assediata dalle milizie dei ribelli huthi (Afp)

La popolazione continua a morire e nessuno sembra far niente, le infrastrutture sono devastate e nessuno se ne preoccupa, l’economia è allo sbando e nessuno si impegna per le riforme». La guerra nello Yemen oppone le forze del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale e sostenuto da una coalizione guidata dall’Arabia Saudita, e i ribelli huthi, alleati con le forze dell’ex presidente Ali Abdullah Saleh, che con l’inizio della loro offensiva, nel 2014, hanno conquistato vaste regioni, tra cui Sana’a nel settembre di due anni fa. La situazione umanitaria si deteriora ogni giorno di più. Ismail Ould Cheikh Ahmed ha lanciato ieri un appello per il ristabilimento dei voli commerciali nell’aeroporto di Sana’a, anche al fine di consentire ai feriti gravi di essere trasferiti all’estero. Ma la coalizione guidata da Riad impedisce questi voli perché sostiene che servono soltanto a far giungere armamenti agli huthi. Il rappresentante speciale dell’Onu ha inoltre lanciato un allarme per il degrado generale delle condizioni sanitarie nello Yemen affermando che il numero stimato dei casi sospetti di colera è passato da 516 al giorno a 2241 nel corso delle ultime settimane. I vari tentativi di dialogo — mediati dalle Nazioni Unite — sono finora risultati infruttuosi. Ad agosto sono falliti i negoziati che si sono svolti nel Kuwait. I rappresentanti governativi hanno abbandonato il tavolo dopo che i ribelli huthi si sono opposti alle proposte dell’Onu che prevedevano il ritiro degli huthi dalla capitale e dai territori occupati e la consegna degli armamenti pesanti.

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18 febbraio 2020

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