Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Grido d’allarme

· Le tragedie in Siria e Iraq al centro della plenaria della Roaco ·

«A causa del deterioramento della situazione dei cristiani in Iraq e in Siria, siamo stati testimoni delle atrocità inaudite perpetrate da più parti, ma in modo particolare dal cosiddetto Stato islamico, che hanno costretto migliaia di cristiani e di persone appartenenti ad altre minoranze religiose a fuggire dalle proprie case. 

Tanti altri sono stati sequestrati e addirittura uccisi a causa della fede». È il grido d’allarme lanciato dall’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, durante i lavori della plenaria della Riunione delle opere di aiuto per le Chiese orientali (Roaco), in corso a Roma da lunedì 15 giugno.

Illustrando l’impegno della Santa Sede a livello politico e diplomatico a favore dei cristiani in Iraq e in Siria, il presule ha sottolineato come questa persecuzione «così grave e dolorosa, abbia risvegliato la coscienza della comunità internazionale. Si tratta — ha detto — di una questione importante, in cui sono in gioco principi fondamentali come il valore della vita, la dignità umana, la libertà religiosa, e la convivenza pacifica e armoniosa tra le persone e i popoli».

Sul fronte siriano particolarmente dettagliata è stata la relazione del nunzio apostolico Mario Zenari, il quale ha parlato di oltre 220.000 vittime del conflitto. «Ma purtroppo — ha detto — questi numeri andrebbero rivisti al rialzo. Non sono inoltre compresi i circa 20.000 scomparsi, di cui si ignora la sorte. I feriti sarebbero più di un milione». Il rappresentante pontificio ha denunciato «le carneficine e le distruzioni compiute con il lancio di bombe-barili su scuole, ospedali, moschee e mercati popolari». Quindi ha fatto notare come il conflitto sia «passato a poco a poco nelle mani di estremisti ed è divenuto ormai un conflitto “per procura”. Sul “campo da gioco” siriano, una squadra indossa la maglia sunnita, e l’altra la maglia sciita. Un anno fa, c’è stata un’“invasione di campo” di maglie nere, che ha scombussolato il gioco».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

16 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE