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​The Green Belt Movement

· ​Il saggio ·

Era il 1977 quando la biologa keniota Wangari Maathai (1940-2011), la prima donna centroafricana laureata (nel 1966 presso l’università di Pittsburgh) lanciò la sua sfida: per combattere l’erosione selvaggia che stava minando la sussistenza del suo Paese, e dell’intero continente africano, Maathai fondò un’organizzazione non governativa composta da donne provenienti dalle aree rurali. La loro arma, la vanga: le aderenti, infatti, iniziarono a piantare alberi indigeni, alberi da frutto e piccoli arbusti. Da allora in Kenia si contano più di 51 milioni di alberi piantati e curati dal Green Belt Movement. Tra i tanti libri firmati da Maathai, la prima donna africana a vincere il Premio Nobel per la pace, ricordiamo The Green Belt Movement: Sharing the Approach and the Experience (uscito nel 2003, l’anno prima del riconoscimento ricevuto a Oslo). In esso l’attivista descrive un percorso che intende unire ecologia, democrazia e pace in nome del rispetto per il creato e per le creature. Specie per quelle più deboli e minacciate. (@GiuliGaleotti)

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