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In Grecia
“le elezioni dei ragazzi”

· Anche i diciassettenni al voto per le legislative ·

Grande attesa in Grecia per l’esito delle elezioni parlamentari di domenica 7 luglio, che sono state anticipate di circa tre mesi rispetto alla scadenza naturale dell'attuale legislatura. Le urne consentiranno di scegliere i trecento deputati e determinare chi sarà il primo ministro del nuovo governo. Con una situazione economica ancora piuttosto precaria, la Grecia torna al voto per la sesta volta negli ultimi dieci anni e per la prima volta dalla fine dell’era delle imposizioni della Troika (Fondo monetario internazionale, Commissione europea e Banca centrale europea) e del pacchetto di misure di austerità portate a termine nell’agosto del 2018.

A segnare queste elezioni si prevede sarà la partecipazione dei giovani. Per la prima volta sono infatti chiamati al voto anche i diciassettenni, dopo la riforma del 2016 che ha abbassato di un anno l’età minima per il suffragio. I sondaggi prevedono un ribaltone politico, che dovrebbe portare alla sconfitta dello schieramento di sinistra — Syriza — del premier Alexis Tsipras anche in considerazione della netta e clamorosa vittoria della formazione Nuova Democrazia (Nd) del centrista Kyriakos Mitsotakis alle elezioni europee dello scorso maggio e a quelle amministrative che si sono svolte nello stesso giorno, in occasione delle quali il partito di opposizione ha ottenuto consensi a livello sia locale sia regionale. Mitsokatis risulta infatti ampiamente in testa, mentre Tsipras, penalizzato per aver implementato un severo piano di austerità richiesto dalla Troika in seguito alla crisi del debito pubblico, sarebbe in svantaggio, staccato di oltre dieci punti dal rivale.

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, proprio i giovani elettori — centinaia di migliaia dei quali costretti a trasferirsi negli ultimi anni in altri paesi europei in cerca di migliori condizioni lavorative e sociali — sarebbero tra i maggiori sostenitori dei conservatori di Nd. In particolare, questo “brain drain” (la fuga dei cervelli) dei giovani greci ha riguardato soprattutto quelli con istruzione universitaria e post-universitaria.

Il partito Nd, dovrebbe dunque sfiorare il 40 per cento, apprestandosi a tornare al potere a sette anni dal governo di Antonis Samaras, con un risultato quindi ancora più promettente rispetto all’esito del voto per le elezioni europee del 26 maggio scorso, quando il partito di Mitsokatis prese il 33 per cento e Syriza il 24 per cento. Il partito di Tsipras dovrebbe invece attestarsi come secondo partito con il 28 per cento dei voti. Rimangono tuttavia alcune incertezze: se Mitsotakis, in particolare, riuscirà a ottenere effettivamente la maggioranza assoluta o se dovrà cercare di formare un governo di coalizione. Ovviamente questo dipenderà in parte dalla capacità dei piccoli schieramenti, piuttosto numerosi, di superare la soglia dello sbarramento del tre per cento. I socialisti del Movimento per il cambiamento (Kinal), che include il Movimento socialista panellenico (Pasok) dell’ex premier George Papandreou, sembrano fermi al 7-8 per cento. Agli estremi, una miriade di altri partiti — dal Partito comunista greco all’estrema destra di Alba Dorata, in forte calo rispetto al 2015 — oscilla tra il 3 e il 5 per cento. Per il parlamento unicamerale greco, che conta 300 parlamentari, si prevede l’assegnazione di 250 seggi con il metodo proporzionale, più un premio di maggioranza di 50 seggi per il partito che ottiene più voti.

Mitsokatis, esponente di una delle principali dinastie politiche del paese, promette di attuare riforme economiche basate sulla privatizzazione, di rilanciare gli investimenti, anche stranieri, i grandi progetti infrastrutturali ancora sospesi, oltre ad abbassare l’imposizione fiscali e introdurre riforme per stimolare la crescita. Tsipras invece nonostante sia riuscito a ridurre il tasso di disoccupazione e a introdurre negli ultimi mesi alcune misure a favore di pensionati e lavoratori, sembra finora aver disatteso le aspettative sia della classe operaia sia della classe media, che continuano comunque a non percepire la ripresa economica e, provate da nove anni di austerità, sperano ora in un cambiamento decisivo. Molti giudicano insufficienti anche gli sforzi compiuti nella gestione della crisi migratoria iniziata proprio sulle coste della Grecia nell’estate del 2015, nonostante gli sbarchi siano in calo dopo la firma dell’accordo con la Turchia, che Mitsotakis promette invece di applicare fino in fondo in caso di vittoria. Tsipras, al potere dal 2015 in coalizione con il partito Greci indipendenti (Anel), tuttavia non demorde, mettendo in guardia contro il ritorno delle vecchie oligarchie e delle logiche che hanno portato la Grecia ad affrontare un lungo ed estenuante periodo di crisi. Rimane tuttavia in piedi l’ipotesi di nuove elezioni ad agosto, nel caso in cui Nd non riuscisse a formare da sola un esecutivo e se dovessero fallire i successivi negoziati tra le parti.

Sfide ardue attendono comunque il nuovo esecutivo: rispettare i target fiscali, riportare il sistema bancario a un giusto equilibrio e soprattutto attuare riforme strutturali in modo da imboccare finalmente la strada della tanto attesa ripresa economica.

di Alicia Lopes Araújo

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