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​Grazie Clarence!

Tra i capolavori di Frank Capra spicca La vita è meravigliosa, girato settant’anni fa. Tratto dal racconto The Greatest Gift di Philip Van Doren Stern, narra la storia di George Bailey (interpretato da un giovane e strepitoso James Stewart), classico modello di brava persona cresciuta in una piccola località di provincia, che un giorno, per una banale disavventura, si ritrova nel baratro di un gravissimo dissesto finanziario. Rivelatisi vani i tentativi di risalire la china, decide, al colmo della disperazione, di togliersi la vita buttandosi in un fiume.

La scena finale di «La vita è meravigliosa» (1946) con James Stewart e Donna Reed

Ma all’ultimo momento viene salvato da Clarence, un aspirante angelo alla ricerca di una buona azione da compiere perché spuntino le tanto agognate ali: quando ciò avviene, spiega l’aspirante angelo al protagonista, sarà un tintinnio di un oggetto ad annunciarlo. Clarence, chiave di volta del film, insegna a George che la vita è un dono e che ciascuno — nel segno di una solidarietà circolare — dipende dall’altro. E gli mostra come sarebbe stata la vita degli altri se George non fosse mai esistito: per esempio il fratello, che lui, quando erano ragazzi, trasse in salvo da un laghetto ghiacciato, non sarebbe diventato quello che è ora, ovvero un eroe dell’esercito statunitense. Come pure non avrebbe mai incontrato e reso felice la moglie (interpretata da una dolcissima Donna Reed), sempre premurosa e tenera madre dei suoi figli. Quando uscì, il film — come spesso capita ai capolavori, e non solo nel mondo della celluloide — non riscosse il successo che meritava: il botteghino fu fiacco e la critica miope. «The New York Times», per esempio, criticò l’eccessivo ottimismo riposto nella natura umana. Ma è proprio su questo discrimine che poggia la grandezza di un film che celebra il valore della vita, la quale trae l’autentica ragion d’essere dalla corrispondenza d’amorosi sensi con il prossimo. E quando, nell’indimenticabile scena finale del film — alla vigilia di Natale, dopo che il dissesto è stato sanato proprio grazie alla fattiva solidarietà di amici e conoscenti — uno dei figlioletti del protagonista indica che gli addobbi dell’albero hanno tintinnato e ricorda che la maestra gli ha spiegato che un tintinnio sta a significare che un angelo ha messo le ali, George comprende subito lo straordinario significato di quel segno. E, stretta a sé la moglie, con gli occhi rivolti al cielo e velati di lacrime — memore della lezione ricevuta — sospira un commoventissimo: «Grazie Clarence!». 

di Gabriele Nicolò

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23 maggio 2018

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