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Grazie all’opera
dello Spirito
la parola di Gesù
diventa contemporanea

· Il Vangelo di domenica 26 maggio, VI di Pasqua ·

La tecnologia ci offre dispositivi capaci di conservare in spazi microscopici quantità sempre crescenti di informazioni, dati, notizie, fotografie e video. Siamo sempre alla ricerca di un computer o di uno smartphone che abbia una crescente capacità di memoria, in modo che quando necessario sia possibile richiamare il file e così utilizzare quanto in esso contenuto. Anche il Vangelo e l’intera Scrittura possono essere un file conservato nella nostra mente che, quando serve, richiamiamo alla memoria: così il Vangelo diventa un manuale di istruzioni su come comportarci nelle diverse circostanze della vita e un codice di valori da vivere offerto alla nostra libertà.

Gesù nel Vangelo parla invece dello Spirito come di colui che «vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26). Non, dunque, semplicemente richiamare alla memoria, ma ricordare, cioè secondo l’etimologia latina, “richiamare nel cuore”, in quella che, per la Scrittura, è la sede dei sentimenti dell’uomo, dei suoi pensieri, il luogo dove si prendono le decisioni e si formulano i propositi per la vita. Nel cuore, grazie all’opera dello Spirito, la parola di Gesù torna ad essere viva, diventa contemporanea, una fiamma che arde e con la sua luce guida, consola, corregge, incoraggia, spinge alla missione e alla testimonianza.

Senza l’opera dello Spirito che rende viva la Parola, la vita cristiana rischia di rimanere sterile e le nostre parole non sono più l’eco dell’eterna parola di salvezza che Cristo ha annunciato. La sete di verità e di senso, che abita profondamente il cuore dell’uomo, specie quando egli si trova a dover affrontare i grandi enigmi della vita quali la morte e la sofferenza, è saziata solo se le parole dei discepoli del Risorto, prima di essere pronunciate, sono state immerse nel mistero trinitario, lì dove Dio le ha pronunciate. Come ha scritto il Santo Padre: «Invochiamolo oggi, ben fondati sulla preghiera, senza la quale ogni azione corre il rischio di rimanere vuota e l’annuncio alla fine e privo di anima».

Se la Chiesa esiste per evangelizzare, lo Spirito, che le fa tornare nel cuore la parola del Maestro, custodisce la sua identità e la rende sempre capace di parlare all’uomo di ogni tempo e di ogni cultura, permettendole così di essere cattolica, universale capace di veicolare e far assimilare ad ogni uomo il Vangelo. È, dunque, lo Spirito la sorgente della speranza che abita il cuore dei discepoli, i quali nonostante le difficoltà dell’ora presente nell’annuncio del Vangelo, sono certi che la loro parola e la loro vita, fecondati dal Paraclito, conducono ogni uomo a scoprire la bellezza dell’amore di Dio, riconoscendo nell’incontro con Gesù Cristo, il senso ultimo dell’esistenza umana.

di Nicola Filippi

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12 dicembre 2019

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