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Per grazia ricevuta

· Una mostra sulla devozione religiosa a Pompei antica e moderna ·

Questa iniziativa vuole, tra l’altro, mettere in luce come da sempre sia insito, nel cuore dell’uomo e della donna di ogni tempo, il legame con il soprannaturale e come sia viva e profonda la venerazione religiosa.

Ma essa aggiunge anche qualcosa che va oltre il significato più immediato, e che riguarda da vicino la realtà di Pompei, la nascita e lo sviluppo della “città mariana”. Come non pensare, infatti, a tutto il Santuario come a un mirabile ex-voto per “grazia ricevuta” da parte di chi – e mi riferisco al fondatore, il beato avvocato Bartolo Longo —, dopo aver trovato la fede, ha avvertito come naturale il bisogno di investire questo specialissimo dono nel campo più vasto della promozione umana e della evangelizzazione? Se ogni Santuario rappresenta un monumento vivo alla fede, l’ex voto può essere considerato come un prezioso “mattone di costruzione” reso solido dalla malta della riconoscenza e della devozione, e dal cemento di una carità che si fa amore per il prossimo.

Il beato Bartolo Longo

La devozione mariana a Pompei si esprime fortemente attraverso la rappresentazione grafico-pittorica della grazia ricevuta da Dio per intercessione della Madre sua.

Nei circa 140 anni di storia del Santuario sono innumerevoli le testimonianze di fede viva e di grande devozione popolare inviate o, più spesso, portate a mano. Il primo miracolo attribuito all’intercessione della Madonna di Pompei, quello alla giovane Clorinda Lucarelli di Napoli, certificato dall’illustre clinico Antonio Cardarelli, risale, infatti, al 13 febbraio 1876.

Alcuni esempi di ex voto sono stati scelti per questa mostra, altri sono esposti nei corridoi del Santuario e rappresentano una minima parte di quelli donati alla Vergine. I più antichi sono tavolette dipinte con l’illustrazione dell’episodio infausto, una descrizione narrativa e la rappresentazione di Maria Santissimama che ha esaudito la grazia. In seguito, si sono affermati altri moduli narrativi, con l’uso di ritagli di giornali, capelli recisi, lamine d’argento che riproducono le parti anatomiche malate e poi guarite. Ogni ex voto è una storia personale che si esalta nell’ambito di una tradizione collettiva e si inserisce nella storia sacra del Santuario. Ancor oggi è una tradizione che continua.

Si tratta di un tipo di religiosità che, a torto, molti giudicano minore; rappresenta, invece, una genuina e sincera modalità di rapportarsi con il sacro, con il soprannaturale, che unisce giovani e anziani, delle più varie provenienze e di diverse estrazioni sociali e culturali.

Infatti, pur esprimendo, a prima vista, una devozione semplice e individuale, l’ex voto presuppone una fede profonda che fa uscire da sé per rendere i fratelli e le sorelle partecipi dell’amore ricevuto da Dio e, dunque, in una certa misura, contribuire all’evangelizzazione.

La principale differenza tra religione e fede sta proprio nella relazionalità. La religione spinge a rispondere al bisogno di Dio rimanendo nel quadro della propria individualità. Anche se collettiva, viene rinchiusa nel mondo dell’individuo. La fede cristiana, invece, presuppone la rinuncia all’individualità, all’io autosufficiente e la trasformazione della vita in comunione, secondo il modello trinitario che corrisponde alla vita vera. È l’accoglienza della vita nuova, di una nuova esistenza. La religione insegna cosa fare per arrivarci, per conquistarla; fa leva su come realizzare nella vita una dottrina religiosa, un insegnamento; e sui meriti e i benefici che questo comporta. Ma il rapporto con Dio coinvolge tutte le dimensioni umane e, quindi, tutto ciò che l’uomo è. Si tratta di una realtà vitale, relazionale. La vita come comunione, infatti, trasforma radicalmente tutto, anche la percezione del mondo, caduto, redento, trasfigurato. La Chiesa è costituita da persone unite dalla vita che condividono e che ha in Dio la sua origine. La fede è, dunque, per sua natura, comunionale, perché accoglienza di una vita nell’amore. Perché abbraccia tutti quelli che sono in Dio.

In questo anno santo straordinario dedicato alla misericordia trovo sia veramente opportuno dedicare iniziative come queste alla religiosità popolare, definita da Papa Francesco una «una genuina forma di evangelizzazione, che ha bisogno di essere sempre promossa e valorizzata, senza minimizzare la sua importanza (...). Nei santuari, infatti, la nostra gente vive la sua profonda spiritualità, quella pietà che da secoli ha plasmato la fede con devozioni semplici, ma molto significative» (Papa Francesco, 21 gennaio 2016, Udienza ai partecipanti al Giubileo degli Operatori dei Santuari).

Già nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, Papa Francesco aveva affermato che la pietà popolare è «autentica espressione dell’azione missionaria spontanea del Popolo di Dio. Si tratta di una realtà in permanente sviluppo, dove lo Spirito Santo è il protagonista. Nella pietà popolare si può cogliere la modalità in cui la fede ricevuta si è incarnata in una cultura e continua a trasmettersi» (Evangelii Gaudium, 122-123). Nel documento finale della v Conferenza generale dell’episcopato latino-americano e dei Caraibi, detto Documento di Aparecida (29 giugno 2007), essa viene chiamata anche «spiritualità popolare» o ?«mistica popolare», ?spiritualità incarnata «nella cultura dei semplici» (numero 262). La pietà popolare «non è vuota di contenuti, bensì li scopre e li esprime più mediante la via simbolica che con l’uso della ragione strumentale (...). Nella pietà popolare, poiché è frutto del Vangelo inculturato, è sottesa una forza attivamente evangelizzatrice» (Evangelii Gaudium, 124-126).

L’accostamento, poi, alla tradizione religiosa dell’antica Pompei non deve meravigliare. Lo stesso Bartolo Longo, fondatore del Santuario, delle Opere di carità e della Città di Pompei, nel dar vita alla rivista «Il Rosario e la Nuova Pompei», nel 1884, la definì periodico di storia, di religione e di archeologia e in essa dava spazio anche alle scoperte dell’antica città romana che venivano alla luce in quel periodo.

Auspico, dunque, che dalla visita a questa mostra, che si svolge in contemporanea nell’Antiquarium degli scavi archeologici e in una sala del Santuario, i turisti e i pellegrini possano ricevere nuovi impulsi spirituali e culturali e siano sempre più interessati a conoscere nuovi aspetti della nostra e della loro storia.  

di Tommaso Caputo

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16 dicembre 2017

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