Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Gratuità
della salvezza

· Messa a Santa Marta ·

Il peccato è non custodire la gratuità, credendoci redentori di noi stessi mentre è il Signore a salvarci. Così stamane, giovedì 19 dicembre, Papa Francesco nell’omelia della messa a Casa Santa Marta.

Il deserto fiorirà: il Pontefice ha usato quest’immagine, richiamandosi al profeta Isaia, per ricordare che Dio è capace di cambiare tutto, gratuitamente, perché questo fiorire sembra impossibile per il deserto fatto di sabbia secca. L’invito è quindi quello di custodire questa gratuità: il peccato è la voglia di redimere sé stessi.

La sua riflessione è partita dalla Liturgia del giorno, in attesa del Natale, che «ci mette davanti a due deserti», cioè a due donne sterili: Elisabetta e la madre di Sansone. Nel Vangelo la storia di Elisabetta fa poi pensare anche alla vicenda di Abramo e Sara. «La sterilità è un deserto», ha sottolineato il Papa, perché «una donna sterile finisce lì, senza discendenza». Entrambe sono però «donne di fede» e si affidano al Signore.

«E il Signore fa fiorire il deserto. Ambedue le donne concepiscono e danno alla luce. “Padre è un miracolo questo?” No, è più di un miracolo: è la base, è proprio il fondamento della nostra fede», ha affermato Francesco chiarendo che «ambedue concepiscono perché Dio è capace di cambiare tutto, anche le leggi della natura; è capace di fare strada alla sua Parola. I doni di Dio sono gratuità. E questa vita di entrambe le donne è l’espressione della gratuità di Dio».

Sia Giovanni Battista sia Sansone sono quindi «gratuità di Dio», anzi «sono il simbolo — diciamo così — della gratuità nella nostra salvezza», ha poi evidenziato il Papa, perché «nessuno può salvare sé stesso». «L’unico che salva è il Signore», l’unico capace di salvare l’uomo dalle sue miserie e brutalità, mentre «se tu non ti affidi alla gratuità della salvezza del Signore non sarai salvo», ha detto Francesco. Bisogna però avere fede, che è anch’essa un dono di Dio.

Proprio per rimarcare il senso della grazia, Francesco ha richiamato quindi sant’Agostino, esortando ad aprire il cuore alla gratuità. «Nessuno di noi merita la salvezza. — ha ammonito — Nessuno! “Ma io prego, faccio digiuno...”. Sì, questo ti farà bene, ma se non c’è questa gratuità all’inizio di tutto quello, non c’è possibilità. Siamo sterili. Tutti. Sterili per la vita della grazia, sterili per andare al cielo, sterili per concepire la santità. Soltanto, la gratuità», ha spiegato poi il Papa, ribadendo che «per questo noi non possiamo vantarci di essere giusti. “Padre, io sono cattolico, io sono cattolica, vado a Messa la domenica, appartengo a questa associazione, a questa, a questa, a questa...” — “E dimmi: tu stai comprando la tua salvezza così? Tu credi che questo ti salverà?”. Ti aiuterà a salvarti soltanto se tu credi nella gratuità del dono di Dio. Tutto è grazia». Per questo si è chiamati ad adorare il Signore e a ringraziarlo per “tanta grazia”.

Entrambe queste donne, poi, hanno partorito bambini che saranno grandi nella storia, ha evidenziato il Papa, soffermandosi in particolare sulla vicenda di Sansone che, grande lottatore e uomo forte, dopo aver salvato il popolo dai filistei, «forse non ha curato la gratuità del dono ricevuto», ha fatto uno sbaglio, cadendo nelle mani di una donna che lo ha venduto ai filistei. Poi però si è ripreso. Il Pontefice ne ha richiamato la storia proprio per ricordare che «tutti siamo peccatori e il peccato è non custodire la gratuità».

«Ma, sono cosciente che il peccato è non custodire la gratuità? E quando io vado a confessarmi, cosa faccio? Dico i peccati come un pappagallo o li dico perché sento che ho rischiato il dono della gratuità per aver qualcosa di mio?», ha invitato a chiedersi Francesco esortando a «custodire la gratuità e a pensare a Sansone: eletto, buono, che verso la fine della vita ha avuto una scivolata, poi si è ripreso. Ma noi possiamo, noi possiamo scivolare e crederci redentori di noi stessi. Il peccato è questo. Il peccato è la voglia di redimere noi stessi».

Da qui gli inviti conclusivi di Francesco «in questi giorni prima del Natale» a lodare «il Signore per la gratuità della salvezza, per la gratuità della vita, per tutto quello che ci dà gratis» perché «tutto è grazia»; e, contemporaneamente, a riflettere sul fatto se si custodisce questa gratuità o viene messa a rischio con i peccati.

di Debora Donnini

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

21 gennaio 2020

NOTIZIE CORRELATE