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Grano avariato

La denuncia della dottoressa Giuliana Icardi, dell’università del Piemonte Orientale, è netta: da quando non è più italiana ma batte bandiera a stelle e strisce, una nota ditta alimentare ha iniziato a usare grano con tassi altissimi di micotossine, cioè (per i non addetti ai lavori) grano ammuffito, derivante da lunghi stoccaggi, acquistato al prezzo più basso possibile. Nel 2006 l’Unione europea (Ue) ha alzato, con un colpo di mano, i livelli accettati di micotossine presenti nel grano duro: tanti Paesi potranno così produrre grano duro in climi non adatti, concentrandosi solo sulla quantità. Il che significa, tra l’altro, distruggere i contadini del sud Italia, il cui grano non contiene micotossine, e portare al fallimento quelle industrie sementiere mediterranee che non usano grano ammuffito. Non solo, ma giacché per esportare pasta in Nord America il grano deve avere un tasso di micotossine che è circa la metà di quello che la Ue ora accetta per le importazioni di grano duro dagli stessi Paesi, i commercianti italiani e i monopolisti internazionali acquistano al prezzo più basso possibile da contadini che hanno bisogno di soldi per pagare i debiti, per poi speculare quando tutto il grano è nei loro magazzini. Essi esportano il grano migliore italiano all’estero, lucrando sul prezzo, e importano invece grano ammuffito e radioattivo dall’estero. Attenzione, dunque, alla spesa. Acquistare solo pasta da grano duro coltivato in Italia e da coltura biologica è scelta seria.

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29 gennaio 2020

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