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Gran Bretagna al voto

· ​Sull’esito delle consultazioni politiche l’incubo della paralisi istituzionale ·

Seggio elettorale a Elvetham Heath nel sud dell’Inghilterra (Afp)

Oltre quarantacinque milioni di cittadini britannici sono chiamati oggi alle urne per il rinnovo dei 650 seggi della Camera dei Comuni, in quelle che tutti gli analisti definiscono le elezioni più incerte da anni. La sfida per la maggioranza relativa (quella assoluta appare fuori portata) è fra il primo ministro conservatore, David Cameron, e il leader laburista, Ed Miliband. L’ultimo sondaggio reso noto a pochi minuti dall’apertura dei seggi insiste nel prevedere pareggio tra Tory e Labour, entrambi al 35 per cento, seguiti dagli euroscettici dell’Ukip, di Nigel Farage, all’11 per cento (ridimensionato almeno rispetto al trionfo delle elezioni europee) e i Libdem al 9 per cento. Lo scenario che si prospetta è, dunque, quello di un hung parliament (“Parlamento paralizzato”) e un Governo che molto probabilmente sarà di minoranza e potrà andare avanti solo con una coalizione o con una qualche sorta di accordo. Proprio l’incubo ingovernabilità è stato il motivo conduttore della campagna elettorale, con una ridda di ipotesi sul rebus-Governo, viste le scarse possibilità che un partito riesca da solo a raggiungere al Parlamento di Westminster la maggioranza assoluta di 326 seggi, decisi in altrettanti collegi uninominali. In gioco c’è il futuro di un Paese che dopo la crisi economica si è rimesso in moto e dove la crescita del prodotto interno lordo ha toccato il 2,6 per cento e la disoccupazione è scesa al 5,6, la metà della media europea.

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21 maggio 2019

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