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Governo italiano rinfrancato dall’esito delle amministrative

· Vince il centrosinistra ma crolla la partecipazione al voto ·

Sebbene il centrosinistra abbia realizzato l’en plein, vincendo in tutti e sedici i  Comuni capoluogo in cui si è votato (tendenza confermata dal primo turno delle elezioni in Sicilia) nessuna forza politica può  gioire fino in fondo per il risultato delle amministrative in Italia. Un’astensione del 51,5 per cento  mette in guardia dai facili entusiasmi ed è un dato che  rende approssimativa qualsiasi analisi dell’esito della consultazione, dato che i movimenti dell’elettorato in ottica futura sono tutti da decifrare. Chi non è andato a votare ha mostrato anzitutto scarsa fiducia nella capacità dei candidati di incidere in modo positivo sulla qualità della vita degli elettori. È una crisi della rappresentanza. Un giudizio non definitivo ma del quale sarà bene tenere conto.

La lettura del voto più verosimile è quella che si evidenziava dopo il primo turno delle amministrative: l’affermazione del Partito democratico (Pd), indubbio vincitore di questa tornata elettorale, contribuisce a rendere in prospettiva più duratura l’esperienza del Governo di larghe intese, come  hanno confermato lunedì anche le parole del presidente del Consiglio Enrico Letta. Fino a qualche settimana fa il pericolo che l’accordo con il centrodestra, a livello nazionale,  potesse favorire un’ulteriore fuga dell’elettorato era ben presente nelle valutazioni dei dirigenti del Pd e un risultato negativo avrebbe potuto minare la fiducia del partito nella bontà delle scelte fatte.

Invece, la maggiore motivazione che tradizionalmente caratterizza l’elettorato di centrosinistra ha premiato un partito che gode di maggiore radicamento sul territorio e di maggiore capacità di mobilitazione a livello locale. La crisi sempre più grave che affligge la Lega Nord, il rimbalzo negativo di un Movimento 5 Stelle in crisi di crescita e di identità, le esperienze non positive di alcune amministrazioni di centrodestra hanno completato il quadro, assieme a un elemento già noto, ovvero il prezzo che il centrodestra continua a pagare in questo tipo di elezioni: l’assenza di Silvio Berlusconi dalla campagna elettorale. La dipendenza del partito, ancora insuperata, nei confronti di questa figura, è un tema sul quale il Popolo della libertà (Pdl) e tutta la destra in Italia sono chiamati a confrontarsi concretamente.

Se il Governo esce dall’esito del voto con prospettive più durevoli, qualche incertezza riguarda la sua azione nelle prossime settimane. Il Pdl non ha interesse in questo momento a tornare alle urne, ma ciò non significa che il risultato delle amministrative non venga adeguatamente pesato. In termini concreti, ciò potrebbe portare il partito, da una parte,  a fare ancora maggiori pressioni sull’Esecutivo riguardo ai temi più cari al suo elettorato, vale a dire gli interventi sull’Imu e sull’Iva, e dall’altra, soprattutto, a una maggiore rigidità riguardo alle riforme istituzionali, in primo luogo alla riforma della legge elettorale. Non va dimenticato infatti che, nonostante la vittoria di tutti i candidati del centrosinistra nei comuni capoluogo,  favorita dal doppio turno, le proiezioni del voto, a livello nazionale, mostrano un centrodestra in vantaggio e in forte risalita rispetto alle ultime consultazioni politiche. E ciò non può non portare a conseguenti valutazioni nella scelta del nuovo sistema elettorale.

Nel Pd, intanto, sembra prevalere un’analisi realistica. Il partito è proiettato verso il congresso di ottobre, che ora può essere preparato senza ulteriori pressioni e nel quale si sistemeranno gli equilibri interni, a partire dal ruolo del sindaco di Firenze Matteo Renzi. Proprio la possibilità che quest’ultimo possa decidere di candidarsi alla guida del Governo alle prossime elezioni politiche condiziona anche le mosse del centrodestra e dunque le prospettive dell’Esecutivo guidato da Enrico Letta.

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