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Goodbye Washington

· La decisione della Corte dei conti statunitense per frenare la corsa del deficit federale ·

Lo storico biglietto con l’effigie del primo presidente sarà sostituito dalla moneta

L’America alle prese con una profonda crisi di bilancio potrebbe dire addio alla banconota da un dollaro e sostituirla con una moneta di uguale valore. L’annuncio shock è arrivato ieri: la Corte dei conti statunitense ha reso noto in un rapporto che il cambiamento permetterebbe un risparmio di 5,5 miliardi di dollari in trent’anni, una cifra considerevole tenuto conto degli sforzi dell’Amministrazione per ridurre il deficit e il debito. Ma, al di là del fatto monetario, c’è anche un cambiamento più profondo, culturale e sociale: è la fine di una tradizione secolare.

Il documento del General Accountability office (Gao), la corte dei conti americana, mette in evidenza come anche Gran Bretagna e Canada in passato abbiano optato per soluzioni analoghe, a dispetto delle critiche e delle polemiche, ottenendo notevoli vantaggi. La moneta offre infatti un vantaggio essenziale rispetto alla banconota: ha una vita più lunga e non dev’essere sostituita. Non saranno più necessarie le ristampe e il Governo federale potrà risparmiare. I primi quattro anni dell’introduzione della nuova moneta — osserva il Gao — comporteranno costi elevati, anche se nel lungo termine i benefici saranno superiori ai costi. Le autorità britanniche e canadesi «ci hanno detto che nell’arco di pochi anni la resistenza pubblica a un tale cambiamento svanisce se le alternative a disposizione del pubblico saranno inferiori, ovvero se si provvederà progressivamente a eliminare dal mercato la banconota da un dollaro». Una transizione di questo genere — mette in evidenza il Gao — «è essenziale per il successo dell’operazione». Per ogni dollaro di carta in circolazione dovranno essere prodotti in media 1,5 monete: queste dovranno essere di più per mantenere i volumi in circolazione corrente. Nel lungo termine — fa sapere il Gao — «questo potrebbe tradursi in una maggiore propensione alla spesa, per il fatto che il consumatore presta meno attenzione alle monetine».

I primi anni saranno i più duri: il Governo dovrà fare i conti con un aumento delle spese a causa della produzione delle monete. Il ritiro del biglietto da un dollaro, inoltre, non è ben visto da molte imprese, preoccupate d’incorrere in spese elevate per ricostituire le riserve liquide. Molti analisti, infine, restano scettici: il biglietto è in circolazione da troppo tempo, difficile abituare gli americani a farne a meno. Dal 1979 al 2009 ne sono stati prodotti 4,2 miliardi. L’operazione è riuscita per l’Unione europea, ma non è detto che funzioni altrove. È anche vero, però, che altri Governi nazionali hanno avuto successo, come ad esempio il Giappone e l’Australia.

Non è la prima volta che il Gao suggerisce alle autorità di mandare in pensione la banconota da un dollaro, diversi tentativi erano stati fatti negli anni scorsi. L’averla avanzata ora, però, potrebbe consentire alla proposta di incassare un maggiore appoggio: l’Amministrazione Obama si trova a dover delineare un piano per risanare i conti pubblici e in Congresso lo scontro con i repubblicani è acceso sulla riduzione delle spese. Gli ultimi dati dimostrano che il prodotto interno lordo (pil) ha accelerato meno del previsto. Pesa l'alto tasso di disoccupazione, il rallentamento dei consumi e i tagli alla spesa pubblica. E la crisi petrolifera rischia di peggiorare la situazione. Negli ultimi mesi le spese del Governo federale sono scese dello 0,2 per cento. Le spese dei Governi statali e locali del 2,4. Le importazioni sono calate del 12,4 per cento e le esportazioni sono salite del 9,6.

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19 agosto 2019

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