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Golpe fallito in Turchia

· Il presidente Erdogan raggiunge Istanbul ·

Almeno duecento morti negli scontri

La notte più lunga della Turchia si conclude con il fallimento del colpo di Stato tentato da una fazione dell’esercito contro il presidente Recep Tayyip Erdogan. Dopo ore di bombardamenti e combattimenti a Istanbul e nella capitale Ankara, i golpisti si sono arresi. Ma la loro sconfitta era apparsa già chiara durante la notte, quando l’aereo di Erdogan, che si trovava in vacanza sulla costa, è atterrato all’aeroporto Atatürk di Istanbul, solo poche ore prima nelle mani dei golpisti.

Civili su un tank a Istanbul dopo la resa dei militari golpisti (Afp)

Il bilancio finale è di almeno duecento morti e molte centinaia di feriti. Ma sono numeri destinati a crescere nelle prossime ore. Come quello dei militari arrestati, che, al momento, sono quasi duemila, mentre 5 generali e 29 colonnelli sono stati sollevati dai loro incarichi e un nuovo capo di stato maggiore, Ümit Dündar, è stato nominato, almeno temporaneamente, per sostituire Hulusi Akar. Di lui, che sarebbe stato preso in ostaggio durante il golpe, persino Erdogan aveva detto di non avere notizie certe. Poi, l’agenzia ufficiale Anadolu ha fatto sapere era stato liberato dal luogo dove veniva detenuto, una base aerea alle porte di Ankara.

Tra le vittime, oltre a più di cento militari golpisti, figurano 41 poliziotti, 2 militari lealisti e 47 civili. E proprio quello del coinvolgimento di civili sembra essere uno degli aspetti peculiari di questo tentativo di golpe. Come testimoniano le immagini diffuse attraverso i social network molti sostenitori di Erdogan, raccogliendo l’appello degli esponenti del governo — e uno dello stesso presidente lanciato attraverso uno smartphone — sono scesi in piazza, almeno nelle principali città, per opporsi al tentativo di golpe.

Tornato a Istanbul, il presidente si è concesso piu di un bagno di folla nella zona dell’aeroporto. Acclamato da migliaia di sostenitori, Erdogan ha ringraziato la popolazione per averlo sostenuto, mentre la folla festante sventolava bandiere turche. A loro, dopo avere assicurato che la maggioranza dei militari è fedele, ha promesso che «i traditori» pagheranno un caro prezzo. La mente dietro il golpe, ha accusato direttamente Erdogan, è il suo ex alleato diventato nemico numero uno, l’imam e magnate esiliatosi negli Stati Uniti, Fethullah Gulen. Che però, in un comunicato, ha condannato il tentativo di golpe, giurando di esserne estraneo: «Per qualcuno come me che ha sofferto sotto diversi colpi di Stato militari nelle ultime cinque decadi, è particolarmente offensivo essere accusato di avere legami con un tentativo del genere».

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