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Goethe nella foresta vergine

· Albert Schweitzer e l’incontro con il grande letterato tedesco ·

È in libreria Goethe. Cinque saggi, a cura di Renato Pettoello (Brescia, Morcelliana, 2012, pagine 208, euro 16), volume che raccoglie scritti dedicati da Albert Schweitzer all’autore tedesco. Ne pubblichiamo la prefazione.

Era il settembre del 1931. Mi trovavo nel mio ospedale nella foresta vergine, a Lambaréné, in Africa equatoriale, e mi rallegravo al pensiero di poter tornare in Europa nel corso dell’inverno per ristabilirmi, perché ero molto provato dal lavoro faticoso nel caldo umido. Ed ecco che da parte del Borgomastro di Francoforte mi giunse la richiesta di disponibilità a tenere un discorso in commemorazione di Goethe, a Francoforte, sua città natale, il 22 maggio dell’anno seguente, in occasione del centenario della morte.

Il mio primo pensiero fu di rispondere con un no. A buon diritto potevo appellarmi al fatto che un uomo così stanco non era in grado di accollarsi una tale incombenza e che la foresta vergine non era certo il luogo più adatto per preparare un intervento del genere. D’altro canto, però, mi aveva colpito che la città di Francoforte mi avesse scelto per parlare quel giorno del suo grande figlio e, in quanto vincitore del Premio Goethe, che mi era stato assegnato nel 1928, mi sentivo obbligato a conformarmi al suo desiderio.

Incerto tra il sì e il no, camminavo avanti indietro nella mia stanza. Quand’ecco che il mio sguardo cadde sull’edizione pressoché completa delle opere di Goethe che si trovava sulla mia scaffalatura. Una signora di Strasburgo me l’aveva portata due anni addietro a Lambaréné, insieme alle opere di Schiller, in modo tale che, com’ella disse, i miei collaboratori ed io potessimo mantenere almeno qualche contatto con la cultura. Allora non mi sentii più autorizzato a rispondere con un no. In coscienza non potevo più accampare il pretesto che nella foresta vergine non mi sarebbe stato possibile preparare adeguatamente il discorso commemorativo, giacché la presenza di questi libri me ne offriva in qualche modo la possibilità.

Così da quel momento in poi trascorsi le mie sere sprofondato nelle opere di Goethe, lasciandole agire su di me. Queste ore insieme a Goethe furono le ore di raccoglimento più straordinarie che avessi mai conosciuto in Africa. E quando, attraverso le zanzariere che lì nelle nostre abitazioni prendevano il posto dei vetri, filtrava l’odorosa aria notturna e il leggero stormire delle palme mi cullava dolcemente, non mi sembrò più strano che il discorso in commemorazione di Goethe, da tenere nella sua città natale, prendesse forma nella foresta vergine equatoriale.

Pensavo alla nostalgia per il Sud che egli portava nel cuore, e mi immaginavo quale rapimento avrebbe provato se avesse potuto conoscere questo Sud, nei confronti del quale ogni altro Sud è un Nord, e vivere in spazi nei quali non si è separati dalla natura da vetri, bensì ci si trova in immediato contatto con essa. Quando, all’inizio del 1932, mi imbarcai, l’abbozzo del discorso era ormai pronto. Sulla nave, mentre ci dirigevamo verso la costa occidentale dell’Africa, completai il lavoro. Mentre stavamo sorvolando la Gironda, per atterrare a Bordeaux, scrissi le ultime righe.

Quando, la mattina del 22 marzo, mi recai al grande Teatro d’Opera, presso il quale dovevano avere luogo i festeggiamenti, una splendida luce solare brillava sulla nobile città. All’inizio della mia conferenza, fui così agitato al pensiero che quel giorno dovevo parlare di questo grande uomo nella sua città natale, che quasi mi venne meno la voce. Ma poi mi prese una tale gioia al pensiero di poterlo fare, che parlai quasi in uno stato di estasi.

Nessuno può fornire un’immagine compiuta di un altro uomo e men che meno nel caso di un uomo così grande ed universale quale fu Goethe. Per parte mia ho cercato di comprenderlo nel suo essere e nel suo operare, come un uomo che agisce, e sono stato profondamente colpito non soltanto dalla ricchezza del suo spirito, ma anche dalla profondità, dalla nobiltà, dall’interiorità e, non da ultimo, dalla meravigliosa semplicità della sua natura.

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17 settembre 2019

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